Gli Apache distruggono un’autobomba

53

AFGHANISTAN – Herat 09/05/2014. Il supporto alle forze di sicurezza afgane continua, anche dopo la cessione delle basi, come previsto nel piano di riconsegna del territorio all’esercito del paese in vista delle chiusura della missione ISAF, prevista entro al fine dell’anno in corso.

Ieri in una operazione congiunta è stata distrutta una potente autobomba da due elicotteri d’attacco AH-64 “Apache” del Regional Command West, il comando Nato a guida italiana su base brigata “Sassari” responsabile delle operazioni militari nella regione occidentale dell’Afghanistan.
L’autobomba, individuata grazie anche alle immagini catturate da un velivolo a pilotaggio remoto del contingente italiano, era pronta per essere utilizzata probabilmente contro una base delle forze ISAF della regione.
Attualmente i Predator in dotazione del RCW sono l’MQ1C della General Atomics, concepito essenzialmente per compiti di ricognizione, sorveglianza e acquisizione obiettivi, che cattura definisce, analizza le informazioni, al fine di raccogliere il materiale informativo necessario alle politiche di comando e l’MQ-9A “Predator B” operativo nel teatro da gennaio di quest’anno, costruito anch’esso dalla General Atomics, ha gli stessi impieghi del Predator A ma con una tecnologia più sofisticata. Questo velivolo è in grado di assolvere a vari compiti tattici come per esempio, rilevare appunto la presenza di minacce di IED. Possono inoltre essere effettuate missioni in ambienti operativi ostili, in presenza di contaminazione nucleare, biologica, chimica o radiologica, oppure acquisire dati ed informazioni relativi ad obiettivi di piccole e grandi dimensioni in zone potenzialmente oggetto di operazioni. Le caratteristiche di autonomia, velocità, persistenza e raggio d’azione, unite ai bassi costi di esercizio, rendono il Sistema uno degli strumenti migliori per il controllo dei confini, il monitoraggio ambientale e il supporto alle forze di polizia. I Predator utilizzati dal Contingente italiano non sono da combattimento, ossia non sono armati ed effettuano pertanto una protezione passiva.
La vettura in questione, segnalata dagli assetti intelligence nazionali e del Regional Command West come minaccia “altamente probabile”, si trovava in una località remota della Zeerko Valley, nel distretto di Shindand, zona ormai controllata dai soldati del 207° corpo d’armata dell’esercito afgano, che in questi giorni, con la consulenza dei militari italiani della brigata “Sassari”, stanno conducendo una serie di operazioni volte a garantire la sicurezza e a scongiurare episodi di matrice terroristica in vista dell’ “offensiva di primavera” denominata “Khaibar”, annunciata dai talebani afgani per “ripulire la sporcizia degli infedeli” e che coinvolgerà anche funzionari governativi e politici che sostengono “gli invasori stranieri”. Nonostante l’annunciato ritiro delle forze internazionali, i talebani insistono sull’immediato ripiegamento incondizionato, anzi annunciano gravi ritorsioni anche contro il ridotto numero delle truppe che dovrebbero rimanere il prossimo anno con sole funzioni di antiterrorismo.
Gli insorti in sostanza insistono sul totale ritiro delle “forze di invasione” e nel comunicato si dicono pronti a proseguire «la jihad armata indispensabile al raggiungimento di questi obiettivi» hanno annunciato in un comunicato diffuso sul web in lingua inglese. «Se gli invasori o i loro sostenitori interni ritengono che la riduzione del numero di forze straniere smorzerà il nostro fervore jihadista si stanno sbagliando». E aggiungono che gli attacchi durante la prossima “stagione combattimento” saranno destinati alle basi militari, ambasciate straniere e ai convogli militari e, senza esclusione di colpi, anche contro il governo afgano.