ZIMBABWE. Il caro benzina fa vittime ad Harare

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Diverse persone sono state uccise e circa 200 sono state arrestate durante le proteste antigovernative. Lo ha annunciato il governo dello Zimbabwe due giorni dopo aver aumentato il prezzo del carburante nel tentativo di gestire la peggiore crisi economica degli ultimi dieci anni. 

La polizia ha sparato gas lacrimogeni ad Harare e Bulawayo dove i manifestanti hanno barricato strade, bruciato pneumatici e intonato canzoni contro il presidente Emmerson Mnangagwa, che ha aumentato i prezzi del carburante nella speranza di alleviare la carenza di valuta, riporta Defence Web. 

Il ministro della Sicurezza Owen Ncube ha detto che alcune persone sono morte, ma non ha fornito dettagli. Ha accusato per i disordini il principale partito di opposizione e i gruppi per i diritti politici.  

Il Forum dei diritti umani, un collettivo di gruppi locali, ha dichiarato di aver ricevuto segnalazioni di cinque persone ricoverate con ferite da arma da fuoco. Il Movimento di opposizione per il Cambiamento democratico ha detto che il suo quartier generale di Harare è stato incendiato, ma non ha lanciato accuse. Le autorità non intendono rivivere la violenza post-elettorale vissuta ad agosto, quando sei persone rimasero uccise dopo l’intervento dell’esercito. 

La polizia ha pattugliato nelle strade e in aria il centro di Harare, dove le attività commerciali e le scuole sono state chiuse. Il sindacato principale del paese ha indetto uno sciopero di tre giorni e il centro di Harare era deserto alle 16:00.  

Mnangagwa ha difeso la sua politica dei carburanti, affermando che i prezzi in Zimbabwe sono i più bassi della regione. Lo Zimbabwe sta cercando di effettuare una serie di riforme sia politiche che economiche non sono facili da realizzare.

La scarsità di denaro contante ha gettato l’economia nel caos, minacciando disordine sociale diffuso e minando gli sforzi di Mnangagwa per riconquistare gli investitori stranieri che hanno lasciato il paese durante gli anni di Robert Mugabe.

La vita quotidiana sta diventando sempre più difficile, vista la spirale dei prezzi dei beni di prima necessità e la scarsità delle forniture mediche. Gli automobilisti aspettano per ore di rifornimento presso le stazioni di rifornimento, dove spesso i soldati vengono impiegati per sedare le risse scoppiate nella lunghe ore di attesa. 

Maddalena Ingroia