YEMEN. Houthi: l’attacco ad Aramco è una risposta naturale all’aggressione saudita

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Il 21 settembre i ribelli Houthi commemoreranno sulla loro rete social e nei luoghi reali i cinque anni dall’inizio della rivoluzione e a quel giorno hanno dedicato anche un logo. A scendere in campo per parlare di cinque anni di guerra in Yemen, quello che gli Houti hanno eletto a leader della Rivoluzione, Sayyed Abdul Malik Al Houthi, il quale in un video ha detto: «Non abbiamo altra scelta – alla guerra – e permetteteci di ricordare chi ha iniziato a bombardare lo Yemen per primo: il presidente turco Erdogan».

Malik ricorda l’attacco del 1° settembre a Dhamar, che ha ucciso quasi 110 persone e ferito 43 persone. Poche persone sono sopravvissute: «Sono consapevole delle ragioni che sarebbero state il motivo di tale attacco, e la mia intenzione oggi non è di esprimere un giudizio su tale decisione. Chiunque non condanni i crimini dell’aggressione USA-saudite contro lo Yemen, non ci interessa. E se condannano qualsiasi difesa da parte delle nostre forze non ci interessa: noi riteniamo come un legittimo diritto scoraggiare chiunque sostenga le cause USA-saudite». 

A queste dichiarazioni del 16 settembre si sono aggiunte le risposte del 17 settembre, al discorso di re Salman, del portavoce di Ansarullah, Mohamed Abdel Salam: «Quale logica si è permesso al mondo di denunciare e denunciare gli interessi dell’aggressore mentre tace nel silenzio delle tombe di fronte al crimine dei tempi commessi contro il nostro popolo yemenita? Coloro che condannano l’operazione del 14 settembre si sono condannati e hanno rivelato il loro vergognoso pregiudizio nei confronti dell’aggressore e le loro denunce come incoraggiamento per il criminale a continuare a criminalizzarlo contro il nostro popolo». 

E poi in difesa dell’attacco del 14 settembre ha detto: «Le materie prime petrolifere non sono più preziose del sangue del nostro popolo yemenita e coloro che disprezzano il sangue yemenita devono sopportare le conseguenze del suo disprezzo, chiunque sia interessato a garantire la stabilità del mercato petrolifero, deve lasciare che la coalizione di aggressione fermi la sua aggressione e revochi l’assedio al popolo yemenita. L’orgia dell’alleanza aggressiva deve essere messa a tacere, poiché continua a chiudere l’aeroporto di Sa’ana che tiene più di 13 navi del petrolio nel mar Rosso». 

E infine gli Houthi hanno minacciato che le prossime operazioni difensive saranno più dure e più dolorose se l’aggressione e l’assedio continueranno. «La coalizione di aggressione e il Regno in particolare dovrebbero essere ben consapevoli che la sua arroganza è quella segnalata dal defunto. È tempo che l’Arabia Saudita si renda conto che la sua scommessa sulla protezione americana è una scommessa persa». 

Lo stesso ad al Jazeera ha dichiarato: «L’attacco ad Aramco è una risposta naturale all’aggressione saudita. L’Arabia Saudita vuole mostrarsi come se stesse affrontando un potere regionale; non ci sono linee rosse davanti a noi e prenderemo di mira tutti i paesi coinvolti nella nostra guerra. Siamo per il dialogo e la pace ma non sotto il bombardamento e le bombe». 

Graziella Giangiulio