Lo scacco yemenita

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ITALIA – Roma 05/05/2015. L’operazione Decisive Storm non ha visto vincitori ma solo perdenti: l’Arabia Saudita de facto non ha vinto militarmente, nonostante i bombardamenti, l’Iran è stata sconfitta politicamente, e la capacità militare di Houthi e di Saleh è sì diminuita, impedendogli di controllare il terreno, ma non è stata azzerata.

Secondo al Monitor, però, è stato lo Yemen come paese ha perdere maggiormente, entrando nella spirale della guerra civile. Inoltre i danni inflitti al paese non potranno essere riparati in breve tempo. L’Arabia Saudita sta cercando il modo di uscire dal vicolo cieco militare in cui si è cacciata, mentre l’Iran sta cercando inutilmente di utilizzare la situazione politica attuale a suo vantaggio. Riad sta assediando lo Yemen dal cielo, dal mare e da terra per evitare che armi e denaro vengano dati agli houthi e a Saleh; infatti le autorità saudite hanno anche vietato i bonifici bancari da e per il paese allo scopo di evitare finanziamenti dall’estero; ma l’unico effetto di questo assedio è stato incidere pesantemente sulle condizioni della popolazione del Paese. Tutte queste misure hanno contribuito a inasprire la pressione internazionale sull’Arabia Saudita per alleggerire l’assedio, che colpisce indiscriminatamente tutti i cittadini yemeniti, combattenti o meno, ricorda dil giornale. Ma neanche l’Iran ha guadagnato nulla dalla guerra in Yemen: Teheran ha perso tutte le sue alleanze nel pese; la rete costruita a Taiz e nel sud è crollata. Prima a cadere è stata quella con il leader del sud, Ali Salim al-Beidh, che ha annunciato il suo sostegno a Decisive Storm, a scapito del suo alleato iraniano. L’Iran in questo momento dovrà accontentarsi degli houthi. Inoltre, l’Iran ha perso anche diplomaticamente, ad esempio, attraverso l’approvazione della risoluzione Onu 2216, che ha favorito l’intervento militare a guida saudita e la sostituzione dell’inviato dell’Onu, più gradito ai paesi del Golfo Persico. L’Arabia Saudita ha tenuto un ampio sostegno politico internazionale nelle sua azioni e di fatto si può affermare che, riporta al Monitor, lo Yemen sia sotto l’influenza dell’Arabia Saudita e che l’Iran non ha il diritto di interferire nell’area, sostenendo una milizia, non le autorità di un paese. La proposta di Teheran del 14 aprile per una soluzione della crisi nello Yemen, fine degli attacchi e inizio delle trattative tra le fazioni yemenite, non ha ricevuto l’attenzione internazionale, ed è stata, ovviamente, respinta dall’Arabia Saudita, che ha controbattuto ponendo come condizione il ritiro degli houthi e di Saleh dalle città yemenite, come previsto al primo punto della risoluzione Onu 2216.