Wilayat Sinai in azione

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EGITTO – EL-Arish 02/11/2014. Ansar al-Bayt Maqdis, il gruppo che opera in Sinai e che si da poco unito allo Stato Islamico, ha iniziato a intensificare le sue azioni contro l’esercito egiziano.

Secondo Al-Monitor, nel corso degli ultimi 30 giorni, Ansar al-Bayt Maqdis ha piazzato 21 bombe quasi quotidianamente sui diversi itinerari seguiti dai militari e dalle forze di sicurezza, nel nord del Sinai tra el-Arish, Rafah e Sheikh Zuweid.

La sicurezza del Cairo sarebbe riuscita a scoprire sette bombe, mentre altre 14 sono esplose. Sei hanno colpito veicoli militari, uccidendo quattro uomini della sicurezza e ferendone altri 24, per lo più soldati e ufficiali, otto sono esplose senza colpire l’obiettivo. Secondo un gruppo di analisti egiziani, Ansar al-Bayt Maqdis sta usando sempre più le bombe, perché non è in grado di affrontare l’esercito egiziano, meglio attrezzato e più grande. Le operazioni dei jihadisti potrebbero colpire anche il centro di el-Arish, capitale del Nord Sinai, visto l’intensificarsi delle operazioni militari contro i villaggi a sud di Sheikh Zuweid, Ansar al Bayt Maqdis potrebbe cercare di colpire el-Arish, nel tentativo di sfuggire alla sicurezza, e anche le città turistiche nel sud del Sinai, come Sharm el-Sheikh e Dahab, in aggiunta ad altri distretti della Valle del Nilo e del Cairo.
I militanti di Ansar al-Bayt Maqdis non hanno mai superato le 50 persone nel Sinai, ma il gruppo dopo il giuramento di fedeltà allo Stato Islamico si è allargato: diversi fan del califfato jihadista si sono uniti al gruppo, oltre agli scampati della Fratellanza Musulmana. Nella serata del 28 novembre, Ansar al-Bayt Maqdis, Wilayat Sinai come viene chiamato ora, ha rivendicato l’assassinio di un colonnello e due soldati dell’esercito egiziano nella zona del ponte di Suez nel cuore del Cairo e l’uccisione di un ufficiale e un soldato nel governatorato di Qalyubia. Il gruppo ha dichiarato in un comunicato online che i due attacchi sono stati eseguiti da una brigata affiliata chiamata La Brigata del martire Abi Ubaidah al-Masri. Tutte le sue ultime operazioni terroristiche confermano che il gruppo basa la sua strategia operativa sulle Ied comandate a distanza, omicidi o attentati di infrastrutture statali vitali, come i gasdotti. Ciò conferma anche che l’organizzazione intende evitare il confronto diretto con l’esercito egiziano, temendo perdite pesanti, secondo al Monitor che cita fonti vicine all’organizzazione. Per quanto riguarda il bombardamento dei gasdotti nel Sinai, secondo al Monitor, Ansar al-Bayt Maqdis intende attaccare i gasdotti per tre motivi: in primo luogo, l’organizzazione vuole ritrovare l’interesse dei media per dimostrare che sta affrontando dure campagne militari in Sinai; in secondo luogo, vuole causare perdite alla struttura economica dell’esercito, una struttura che trae enormi profitti dalle fabbriche di cemento nel centro del Sinai e utilizza il gas; in terzo luogo, l’organizzazione vuole smettere di esportare gas in Giordania, nazione parte della colazione anti Stato Islamico. I cementifici dell’esercito egiziano e altri impianti di proprietà di imprenditori vicini al regime del Cairo stanno subendo perdite a causa della sospensione della produzione che crea per lo stato perdite sostanziali. Secondo la Egyptian Natural Gas Co. (Gasco), il principale operatore incaricato delle riparazioni di gas nel Sinai, ogni volta che un oleodotto viene fatto saltare in aria, le riparazioni costano milioni di sterline egiziane che incidono sul bilancio dello Stato. Secondo Gasco, inoltre, le perdite colpiscono anche la Giordania, che dipende dal gas egiziano per generare elettricità, che sottolinea anche l’impossibilità di garantire gasdotti lunghi oltre 100 chilometri nel deserto. Ad esempio, il gasdotto di el-Arish è stato attaccato 25 volte da quando Mubarak è stato rovesciato.