VENEZUELA. Sul ponte dei disperati che fuggono dal regime chavista

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Lungo il ponte internazionale Simon Bolivar che collega la città colombiana di Cucuta con quella venezuelana di San Antonio di Tachira, si crea quotidianamente una coda di disperati in fuga dal regime chavista. Non appena si apre il confine, con i primi raggi del sole, migliaia di persone in difficoltà oltrepassano il ponte  e non tornano più la sera, riporta El Diario de Caracas.

Circa 35.000 venezuelani passano ogni giorno questo ponte, chiuso per più di due anni al traffico veicolare, per poter trovare affrontare la scarsità di cibo, medicine e altri prodotti di prima necessità del Venezuela. Nel mezzo del ponte costruito sul fiume Tachira, che segna il confine naturale dei due paesi, si può vedere la gente con le valigie in spalla, pochi metri più avanti, in Colombia, quanti cercano di guadagnare qualche pesos offrendo tutti i tipi di servizi a coloro che arrivano.

Molti sono terrorizzati dalla possibilità che i loro figli debbano dormire per strada, una dura prova che è accaduta a migliaia di venezuelani arrivati in Colombia senza soldi, familiari o amici per aiutarli, e non hanno altra risorsa che vivere all’aperto, nelle piazze e in altri spazi pubblici.

Molti vedono la Colombia come la via per una vita dignitosa che non hanno trovato in Venezuela. C’è anche chi confida che la situazione in Venezuela possa cambiare nel breve periodo e quindi passa il proprio tempo in lavoretti  a Cúcuta, con la speranza di tornare presto.

Il valico di confine tra Cucuta e la città venezuelana di San Antonio è stato chiuso dal 19 agosto 2015 al luglio 2016, dietro ordine del presidente venezuelano Nicolas Maduro. Il 13 luglio del 2016l l’apertura è stata possibile dopo che Maduro aveva autorizzato l’apertura della frontiera per 12 ore. Circa 35.000 venezuelani hanno  attraversato il confine per acquistare prodotti alimentari e farmaci non disponibili nel proprio paese; i funzionari colombiani e venezuelani, all’epoca, hanno cooperato in modo che i cittadini venezuelani potessero entrare senza restrizioni per fare acquisti di cibo e farmaci.