VENEZUELA. Smantellare il socialismo economico per uscire dalla crisi

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«Bisogna smantellare il modello economico del socialismo del XXI secolo, devi andare nel mercato di libero scambio, verso una politica che, invece di limitare la produzione, l’aumenta, anche se ora produci sempre meno e ciò che produci diventa più costoso» ha detto il presidente della Federazione delle Camere e Associazioni del Commercio e della Produzione del Venezuela, Fedecámaras, Carlos Larrazabal González, secondo cui le politiche attuate dal governo di Nicolás Maduro non sono adeguate per risolvere la crisi del paese, riporta Ntn24.

L’economista venezuelano ha anche criticato i controlli imposti dall’esecutivo e ha sottolineato che l’obbligo di abbassare i prezzi distrugge i canali commerciali e le catene di approvvigionamento.

Larrazabal ha poi detto: «Finché il governo continuerà ad attaccare le imprese private, continuerà a limitare la produzione interna, il cittadino ne risentirà».

Nel paese, intanto, il prezzo del pane è giunto alle stelle e lo stesso la farina: 90.000 bolivar per un filone grande, 45 mila per quello piccolo. E comunque vanno esauriti. Le code iniziano nelle prime ore del mattino, mentre si distribuisce il pane regolamentato per legge. Alcuni panifici hanno, però, optato di abbassare la produzione, lasciando molte persone senza pane, riporta il quotidiano locale La Verdad de Vargas.

Non solo pane, però. I 700 mila bolivar del bonus presidenziale, assegnati alle donne incinte, servono solo per comprare due pacchetti di pannolini al mese. Si tratta, poi, di pannolini di pessima qualità che bagnati si disgregano, riporta El Diario de Caracas. Ogni confezione di 10 pannolini ha un costo di 300 mila bolivar. Nelle farmacie 48 pannolini arrivano a 5 milioni e 900 mila bolivar.  Se si acquistano pannolini, poi restano fuori altre spese per il bambino, come il cibo e i vestiti. 

Il salario minimo è di 248 mila 510 bolivar e con il bonus presidenziale non è possibile acquistare latte in polvere, che scarseggia anche negli ospedali. 

Graziella Giangiulio