VENEZUELA. Produzione petrolifera tenuta in piedi da due ex dirigenti Gazprom

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In Venezuela, un’azienda poco conosciuta guidata da ex dirigenti della Gazprom sta assumendo un ruolo di rilievo per Nicolas Maduro, mentre molti dei suoi principali partner stranieri nei campi petroliferi si ritirano o se ne vanno. Stando a Bloomberg, la Gpb Global Resources ha sede nei Paesi Bassi, ma è gestita da Boris Ivanov e Sergey Tagashov, due personaggi che hanno lavorato in passato per il governo russo. Nell’ultimo anno, Gpb ha costantemente pompato circa il 10% del petrolio venezuelano in una joint venture con Petroleos de Venezuela S.A, Pdvsa. L’operazione, denominata Petrozamora, opera nella regione di Maracaibo senza sanzioni specifiche per la società che hanno contribuito ad affermare il Venezuela come potenza petrolifera nel XX secolo.

Ora, con il rallentamento dovuto a sanzioni e pandemia e nuovo accordo Opec+, la capacità della Petrozamora di gestire il mercato petrolifero determinerà la quantità di entrate che rimarranno al regime di Maduro, mentre altri paesi taglieranno la loro produzione in un accordo storico che mira a far salire i prezzi del greggio. Sotto quarantena, colpito da sanzioni sempre più stringenti, e con una iperinflazione che uccide, il Venezuela, paese con le più grandi riserve petrolifere del mondo e uno dei più grandi impianti di raffinazione del Sud America, ha quasi finito la benzina.

Rosneft, colpita dalle sanzioni recenti di Washington ha venduto le sue partecipazioni ad una società statale non meglio identificata; Chevron Corp. sta riducendo le sue operazioni in Venezuela, in attesa di una decisione, prevista per il 22 aprile, sulla proroga della deroga statunitense al lavoro in quel Paese. La società californiana, nel frattempo, ha detto alle aziende locali in Venezuela di interrompere tutti i lavori in corso.

La produzione della Chevron e della joint venture Petropiar con Pdvsa è a 50000 barili al giorno; Petromonagas, di Rosneft, è a soli 20.000 barili al giorno; il declino di Petrozamora è stato molto meno acuto: scesa solo del 13% a 68.700 barili al giorno. Prima del calo di marzo, la produzione della joint venture era in costante aumento. 

Sulla carta, PDVSA ha il pieno controllo delle operazioni presso joint venture legali come Petrozamora; altri produttori sono semplicemente partner finanziari. In pratica, però, questi partner di minoranza hanno assunto sempre più il controllo operativo con il peggioramento della situazione. In Petrozamora, c’è Gpb, il cui controllo è affidato a Ivanov e Tagashov, oltre che a Vladimir Shvarts, Ceo per Africa e Medio Oriente.

I primi due hanno lavorato per il governo russo e per Gazprom. Le operazioni di Petrozamora si trovano al centro del complesso di Bolivar, un gruppo di campi interconnessi nella regione del lago Maracaibo. Scoperto per la prima volta negli anni Venti del secolo scorso, contribuì a far diventare il Venezuela uno dei maggiori esportatori mondiali entro la fine di quel decennio.

Petrozamora è importante per PDVSA perché produce tutti i tipi di grezzo, leggero, medio e pesante, fornisce il diluente per le operazioni di greggio pesante dell’Orinoco Belt e nell’ambiente petrolifero gode di ottima fama essendo un pagatore regolare. 

Graziella Giangiulio