VENEZUELA. Pechino parla con gli emissari di Guaidò

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Emissari di Pechino hanno tenuto colloqui con l’opposizione del Venezuela per salvaguardare i suoi investimenti nella nazione latino-americana, mentre sta aumentando la pressione  su Nicolás Maduro, di cui Pechino è stata un alleato vitale. Diplomatici cinesi, preoccupati per il futuro dei loro progetti petroliferi in Venezuela e per i quasi 20 miliardi di dollari che Caracas deve a Pechino, nelle ultime settimane hanno tenuto negoziati sul debito a Washington con i rappresentanti di Juan Guaidó, il leader dell’opposizione alla guida degli Stati Uniti

Nel corso di quasi due decenni, i prestiti in cambio di petrolio con la Cina e la Russia hanno dato ossigeno al Venezuela. Maduro, erede di Hugo Chávez, ha rafforzato i legami con Cuba, Iran, Turchia e India nel tentativo di trovare flussi internazionali di denaro per combattere il potere degli Stati Uniti.

Ma i legami commerciali e finanziari con questi paesi si sono deteriorati da quando Maduro ha preso il potere nel 2013 e l’economia ha cominciato a contrarsi, con il crollo della produzione petrolifera dopo anni di cattiva gestione, riporta The wall Street Journal.

Ufficialmente il ministero degli Esteri cinese appoggia Nicolas Maduro e non commenta la notizia sui contatti di Pechino con l’opposizione venezuelana di Juan Guaidò. Ufficialmente Pechino vuole che i suoi interessi siano rispettati, per il ministero degli Esteri «Pechino è stata in stretta comunicazione con tutte le parti in vari modi su la situazione in Venezuela (…) Non importa come si evolve la situazione (…) La cooperazione Cina-Venezuela non dovrebbe essere compromessa».

Guaidó ha cercato di parlare con Cina e Russia. Il presidente dell’Assemblea nazionale, autonominatosi presidente ad interim, ha sostenuto che il cambiamento politico sarebbe stato un precursore delle riforme economiche al fine di ripristinare la stabilità. Il Venezuela ha preso in prestito dalla Cina più di 50 miliardi di dollari in una serie di accordi di prestito in cambio di petrolio dal 2007, e secondo le stime del ministero del Commercio cinese deve ancora a Pechino circa 20 miliardi di dollari. La Cina non è disposta ad accettare una perdita significativa sui suoi prestiti. Negli incontri, entrambe le parti hanno discusso di periodi di grazia sui piani di rimborso da dare a qualsiasi potenziale governo di transizione venezuelano. 

La Russia, sostiene Maduro, ma ha dimostrato scarsa disponibilità a sostenerne il progetto politico-economico con nuovi fondi per il governo.  Mosca è aperta al dialogo con Guaidó,  ha detto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, dicendo che la Russia prevede di mantenere la cooperazione con Caracas «indipendentemente dagli sviluppi politicaI nel paese».

Mosca, riporta la Tass, è pronta a ospitare l’avvio del dialogo tra il governo del Venezuela e l’opposizione, ha detto il vice ministro degli Esteri Sergei Ryabkov. «Abbiamo mantenuto contatti molto importanti con il governo di questo paese e siamo pronti a fornire un servizio per trovare una via d’uscita dalla situazione» ha affermato Ryabkov.  

L’11 febbraio, il ministro del petrolio del Venezuela Manuel Quevedo era a Nuova Delhi, per cercare di aumentare le vendite in India; ma Nuova Delhi attende il pagamento di quasi 500 milioni di dollari dovuti alla compagnia petrolifera statale Ongc Videsh Ltd.. Il governo del Venezuela, inoltre non ha pagato gli arretrati alle aziende farmaceutiche indiane. 

Il 12 febbraio l’opposizione venezuelana è tornata nelle strade di tutto il paese per mantenere la pressione su Maduro e chiedere che egli permetta gli aiuti umanitari in Venezuela, dove la carenza di cibo e medicine è diffusa.

Graziella Giangiulio