VENEZUELA. Pazzi prezzi del pesce

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Il prezzo del pesce sale alle stelle. Tutto indica che questo piatto, consumato tradizionalmente durante la Settimana Santa, ha subito aumenti fino al 500% in un solo anno, riporta il settimanale Panorama.

Anche i mercati rionali, quelli che offrono le opzioni migliori e più economiche, non sono sfuggiti all’aumento. La Corvina grande è passata da 1.500 a 4.000 bolivar; mentre il pesce gatto è passato da 700 a 2500 e il bocachico da 1800 a 8000 bolivar.

Secondo l’associazione dei fornitori di frutti di mare entro il 2016, nessuna specie è salita dai 1.500 bolivar; ma ora i prezzi sono alle stelle. La gente compra sì ma non più come prima, e per questo motivo, l’associazione ha deciso di ordinare tra il 30% e il 40% in meno di merci rispetto al periodo precedente.

Alcuni pesci sono già troppo cari per molta gente costretta dai costi elevati a consumare riso con fagioli e per molte famiglie tradizionaliste il mangiare carne o non mangiare pesce durane il periodo pasquale è fonte di preoccupazione.

Un chilo di “lisa” può arrivare tra i 3.000 e i 5.000 bolivar,  il luccio di mare piccolo sui 4000, quello grande 8000 e quello medio 5000. Mentre il costo del tilapia è di 4.500, il moncholo 3000 e il mojito tra i 5.000 e gli 8.000 bolivar.

Le specie più economiche sono il muletto e il granchio che costano 2000 bolivar e la palometa che costa 2.500 bolivar. Tuttavia, che vuole acquistare filetto di corvina deve pagare 15mila per chilogrammo.

I prezzi poi aumentano di giorno in giorno con l’approssimarsi della Pasqua e gli stessi venditori non riescono a fare previsioni sui prezzi ma di una cosa sono certi: saranno ancora più alti.

Detto questo, molte persone che non intendono rinunciare al pesce affrontano dei viaggi per rispettare traduzione per economizzare o addirittura offrono forme di baratto.

Un’altra opzione è il pesce in scatola. Una scatola di sardine di 155 grammi,  costa tra i 1600 e i 2200 bolivar; mentre una di tonno di grandi dimensioni può arrivare fino a 5.000 bolivar.

Graziella Giangiulio