VENEZUELA. Mosca vuole essere pagata da Caracas

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Mosca spera che il Venezuela riesca ad effettuare un altro pagamento del proprio debito, secondo i termini, di 3 miliardi di dollari alla Russia in autunno. Lo ha detto il primo vice primo Ministro e ministro delle Finanze Anton Siluanov a Pechino durante il Forum Belt and Road 2019. 

Dalla scadenza dello scorso marzo, il Venezuela è riuscito a pagare 100 milioni di dollari alla Russia solo a metà  aprile, entro il periodo in cui non vengono imposte multe, riporta la Tass.

«Il Venezuela ha pagato e lo ha fatto durante il periodo in cui non vengono imposte sanzioni. Speriamo che il secondo pagamento sia effettuato anche quest’anno», ha detto Siluanov. Il Ministro ha specificato che il prossimo pagamento è previsto in autunno e sarà di 200 milioni di dollari.

In precedenza, il vice ministro delle Finanze Sergei Storchak non aveva escluso problemi con il servizio del debito sovrano del Venezuela verso la Russia a causa della crisi politica nel paese. Nel novembre 2017, Russia e Venezuela hanno firmato un protocollo intergovernativo sulla ristrutturazione del debito per 3,15 miliardi di dollari per 10 anni con pagamenti minimi nei primi 6 anni. Secondo il documento, i pagamenti devono essere effettuati due volte all’anno, in marzo e settembre.

Nel frattempo le sanzioni imposte da Washington stanno colpendo società e joint venture con interessi venezuelani. Ad esempio, il produttore finlandese di biocarburanti e raffinatore di petrolio Neste ha riportato un calo del profitto trimestrale più grande del previsto il 26 aprile, con le sanzioni degli Stati Uniti contro il Venezuela che hanno frenato la fornitura di petrolio greggio alla sua joint venture Nynas. L’utile operativo di base del primo trimestre è sceso del 6% a 378 milioni di euro, pari a 421 milioni di dollari, inferiore delle aspettative degli analisti che prevedevano una forchetta tra i 376 milioni e i 429 milioni di euro, riporta Reuters.

Neste ha registrato una perdita di 31 milioni di euro nel primo trimestre da Nynas, di cui la società finlandese detiene una quota di 49,99 per cento. La joint venture con la compagnia petrolifera statale venezuelana Pdvsa, alla quale Washington ha imposto severe restrizioni nel mese di gennaio, utilizza il greggio venezuelano nelle raffinerie di tutta Europa.

Graziella Giangiulio