VENEZUELA. “La libertà è un capriccio del regime”

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Il giornalista venezuelano Sergio Contreras è convinto che in patria la libertà non sia un diritto, ma piuttosto un capriccio del regime di Nicolas Maduro, dopo aver trascorso 60 giorni agli arresti per aver partecipato a una manifestazione e dopo di che ha lasciato il paese.

Contreras, che è anche professore all’Università Cattolica Andres Bello, è arrivato a Medellin, Colombia, per partecipare alla riunione della Inter-American Press Association, riporta Efe, dove ha raccontato del suo arresto e dell’odissea del suo viaggio di oltre 800 chilometri da Caracas alla città colombiana di Cucuta. «Un anno fa, quando ero responsabile dei social network per il quotidiano El Nuevo Pais, sono stato incarcerato dalla Polizia Nazionale Bolivariana per aver partecipato a una manifestazione pubblica, con migliaia di venezuelani», ha ricordato del suo arresto il 10 maggio 2017, durante le manifestazioni anti-governative che hanno invaso le vie del paese.

È stato consegnato ai servizi segreti nazionali di Sebin, poi alla Direzione del controspionaggio militare e condannato per una falsa accusa di possesso di armi in un tribunale militare «con tutti i difetti procedurali che si possano immaginare». Contreras è stato accusato di aver tradito la patria, di ribellione e di aver rubato armi all’esercito, trascorrendo 60 giorni nella prigione militare di massima sicurezza Ramo Verde, ma dal momento che i pubblici ministeri non hanno potuto sostenere le accuse, è stato poi rilasciato, in parte a causa del fatto che il suo arresto era stato videoregistrato (nella foto).

A Ramo Verde, Contreras ha conosciuto il leader dell’opposizione Leopoldo Lopez perché sono stati messi insieme nella stessa cella di 2×2 metri conosciuta come “La piccola tigre”.

Il giornalista ha detto che «il Venezuela è affondato in una profonda repressione e un uso senza scrupoli del quadro pubblico per reprimere e perseguitare qualsiasi idea democratica (…) la libertà è un capriccio del regime (…) nessuno ha garantita la sua libertà: non l’hanno i leader politici, né i giornalisti, né nessuno dei cittadini».

Contreras ha deciso di inviare la sua famiglia in Spagna e di lasciare il paese per chiedere asilo. Ha viaggiato per metà Venezuela in auto verso la città di confine di Cucuta, da dove è stato portato a Medellin per partecipare alla riunione Ipa, e da dove poi si è recato in Spagna. 

Graziella Giangiulio