VENEZUELA. Il popolo non vuole Maduro e il resto del mondo sta alla finestra

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La tornata elettorale per l’Assemblea Costituente del Venezuela ha segnalato finalmente potremmo dire, involto autentico del governo chavista di Maduro: una dittatura che sta cercando di stringere sempre più il suo pugno di ferro sulla società civile che è all’opposizione, maggioritaria del paese, soffocandola in una spirale di violenza sempre meno controllabile. Uno scenario che ricorda molto quelli già visti in Cile e in Perù, come in Brasile e in Argentina in periodi che si credevano lontani nel tempo.

Nel coro di proteste internazionali e di inviti alla ragionevolezza, c’è anche l’Italia e l’Ue. Il ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano, ha ribadito «l’urgente necessità di un dialogo costruttivo con l’opposizione» in Venezuela, riporta El Diario de Caracas.

Colombia, Argentina, Perù, Panama, Messico, Costa Rica e Paraguay, tra gli altri, hanno annunciato che non riconosceranno i risultati delle elezioni del 29 luglio.

Il capo della diplomazia italiana ha detto che il dialogo dovrebbe basarsi sulle quattro condizioni proposte dalla Santa Sede per «prevenire il rischio di una frattura politica e istituzionale definitiva» in Venezuela.

Queste condizioni si riferiscono alla lettera del segretario di Stato vaticano, Pietro Parolín, inviata nel dicembre 2016 al governo del Venezuela, che prevedeva la creazione di un canale umanitario, il riconoscimento dell’Assemblea Nazionale, il rilascio dei prigionieri politici e un percorso elettorale. 

Alfano ha anche espresso preoccupazione per l’elezione del Assemblea Nazionale Costituente «nonostante le richieste della comunità internazionale di sospendere un’iniziativa non condivisa dalla maggior parte dei venezuelani (…) La bozza di una nuova costituzione, che sarà redatta da un’assemblea che, per il suo tipo di costituzione, non ha la legittimità democratica, non può andare contro i principi fondamentali dello Stato di diritto e della democrazia rappresentativa», ha aggiunto Alfano.

Il ministro degli Esteri italiano ha ricordato che lo stato di diritto prevede il «rispetto per le prerogative sovrane del Parlamento, che dovrebbe continuare ad essere in grado di esprimere la volontà del popolo (…) Ogni futura modifica di ordine istituzionale deve essere sottoposta a un referendum elettorale popolare, universale e segreto che abbia il pieno supporto della volontà popolare».

Anche L’Ue si è fatta sentire: l’Assemblea Costituente eletta in Venezuela «non può essere parte della soluzione». L’UE ha condannato l’uso sproporzionato della forza da parte delle forze di sicurezza durante il giorno delle elezioni.

«Un’Assemblea Costituente eletta in condizioni discutibili e spesso in circostanze violente non può essere parte della soluzione. Ha aumentato la divisione e porterà alla squalifica delle istituzioni democraticamente elette in Venezuela» recita una dichiarazione Ue.

La Commissione europea «ha grandi dubbi sul fatto che il risultato delle elezioni possa essere riconosciuto»; inoltre si starebbe lavorando sulla possibilità di sanzioni, come richiesto per la Spagna.

Da parte sua, il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha detto che l’istituzione non riconoscerà l’Assemblea costituente e ha aggiunto che «la comunità internazionale non può rimanere in silenzio di fronte a così tanti morti in Venezuela».

Lucia Giannini