VENEZUELA. Il Petro è in vendita, ma il Bitcoin prospera

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L’offerta pubblica iniziale di moneta crittografica venezuelana, Petro, è stata lanciata il 21 marzo, ha detto la vice presidenza venezuelana in un Twitter: «L’offerta pubblica iniziale di Petro è cominciata», ha twittato la Vice Presidenza.

Il Venezuela sta progettando di emettere un totale di 100 milioni di Petro, avendone messi in prevendita 82,4 milioni, tra il 20 febbraio e il 20 marzo. Le autorità di Caracas hanno stanziato il 44 per cento degli 82,4 milioni per la prevendita privata e Ipo, il 38,4 per cento per la vendita privata e il 17,6 per cento rimarrà presso le autorità venezuelane preposte alla criptovaluta, riporta Sputnik.

Secondo quanto riportato dai media, i pre-ordini per la criptovaluta venenzuelana sono arrivati a un valore totale di 5 miliardi di dollari e provengono da 127 paesi, tra cui Cina, Francia e Russia. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha firmato lunedì un ordine esecutivo per impedire ai cittadini americani di utilizzare la nuova moneta digitale venezuelana, affermando che Caracas la stava utilizzando per aggirare le sanzioni statunitensi.

Il Petro moneta di stato, si pone come antagonista al Bitcoin, che aveva trovato in Venezuela un mercato fiorente. Se negli Stati Uniti, riporta Wired, il bitcoin è soprattutto un investimento speculativo, in Venezuela, dove l’inflazione ha superato il 2.616 per cento l’anno scorso, la criptomoneta è un modo per aggirare le restrizioni sulla detenzione di valuta estera, e in alcuni casi, un mezzo di sopravvivenza. Questo fatto ha reso il Venezuela un laboratorio interessante per la crittovaluta in genere. Di fronte al crollo del bolivar, i possessori di Bitcoin hanno una valuta che vale qualcosa.

Il bolivar ha perso il 98 per cento del suo valore nei confronti del dollaro al tasso del mercato nero nell’ultimo anno, e il Fondo Monetario Internazionale prevede che l’economia del paese si ridurrà del 15 per cento nel 2018. Anche il governo del presidente Nicolás Maduro sembra aver perso fiducia nel bolivar, perché il mese scorso ha introdotto il Petro. 

Maduro dice che la sua moneta digitale è sostenuta dalle risorse naturali del paese come petrolio, oro e diamanti. Il Petro però, controllato centralmente da un governo, è ideologicamente in contrasto con l’idea originale delle criptovalute. Molti venezuelani che negli ultimi anni si sono rivolti al bitcoin e ad altre criptovalute lo hanno fatto proprio perché il loro governo non ha nulla a che fare con esso. Il basso costo dell’elettricità in Venezuela rende il paese uno dei luoghi più popolari per far funzionare i computer dedicati che consumano energia, ma è anche uno dei luoghi più pericolosi per farlo. Il governo di Maduro, che controlla le utenze elettriche, usa questo potere per scoprire chi batte moneta digitale a casa, per poi arrestare i minatori e sequestrare le macchine.

Ma il fascino delle criptovalute in un paese afflitto come il Venezuela è ovvio: toglie la necessità di fidarsi del governo e delle banche. Per ora, il bitcoin è per lo più accessibile alla classe media e alta del Venezuela; il Petro è una risorsa del governo, ma la necessità di sopravvivenza di una economia in fallimento potrebbe dare nuovo fascino e capacità economica per sfuggire al fallimento. 

Graziella Giangiulio