VENEZUELA: il boomerang oil and gas americano

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Secondo fonti ben informate che hanno riportato la notizia a Gulf News, «Chevron sta attivamente facendo pressioni per un’estensione e vuole che gli Stati Uniti prendano una decisione» in merito alle sanzioni contro il Venezuela

La notizia arriva dalla casa madre Chevron Corp. Ed è stata confermata dal personale venezuelano. I dirigenti della Chevron hanno detto al personale locale che la compagnia si aspetta che le esenzioni che scadono il 27 luglio vengano estese, permettendo così di rimanere in Venezuela. Un’altra persona ha detto che Chevron sta attivamente facendo pressioni per un’estensione e vuole che gli Stati Uniti prendano una decisione entro metà giugno in modo che possa informare i fornitori in anticipo. Nessuno ha detto però cosa succederà in casa del colosso oil and gas, se Trump rimane della sua idea. 

Gli Stati Uniti, ricordiamo, si rifiutano di riconoscere Nicolas Maduro come presidente del paese e le sanzioni petrolifere sono il suo principale strumento per privare il leader venezuelano del denaro e fare pressioni sul paese. Allo stesso tempo, se la Chevron se ne va, Maduro potrebbe assumere il pieno controllo dei beni su cui la società ha investito per decenni e consegnarli agli esploratori russi e cinesi.

Le sanzioni imposte dall’amministrazione Trump a gennaio hanno impedito alle compagnie statunitensi di trattare con qualsiasi braccio del governo venezuelano o entità controllate da Maduro, ma la Chevron e alcuni fornitori di servizi petroliferi tra cui Schlumberger Ltd. e Halliburton Co., hanno avuto il permesso di continuare le operazioni fino fine luglio.

Un funzionario del Dipartimento di Stato ha detto di non condividere informazioni sulle discussioni interne relative alle sanzioni. Il Dipartimento del Tesoro non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento.

La produzione grezza del Venezuela è crollata a 740.000 barili al giorno a marzo, a causa di un blocco delle esportazioni verso gli Stati Uniti e di un black-out continuo nelle principali regioni di produzione del paese. Una grande fetta della produzione venezuelana veniva pompata da Chevron. Se le esenzioni scadono potrebbe esserci un ulteriore taglio di 300.000 fino a 400.000 barili al giorno dal mercato, ha dichiarato David Voght, amministratore delegato di IPD Latin America, una società di consulenza.

Chevron da parte sua non sta facendo più investimenti nel paese a causa dell’incertezza politica. Tra questi quelli  dell’iniezione di vapore nei pozzi nella regione dell’Orinoco per liberare il greggio pesante e migliorare la qualità della raccolta di greggio.

Di interesse, invece, la questione che vede Chevron e PDVSA impegnate nella manutenzione dei progetti di ingegneria nel Venezuela orientale vicino ai campi pesanti di Faja del Orinoco contatti che non permetterebbero a Chevron di andarsene in poco tempo dal Venezuela. 

Chevron sta pagando per il processo, noto come “huff and puff”, anche se sulla carta Petroleos de Venezuela SA è il partner operativo e azionista di maggioranza delle imprese, hanno detto due persone.

L’amministratore delegato della Chevron, Mike Wirth, ha segnalato la sua intenzione di rimanere in Venezuela, sede delle più grandi riserve petrolifere del mondo. La società ha un “coordinamento molto stretto” con il governo degli Stati Uniti e rimarrà pienamente conforme alla legge americana, ha dichiarato Wirth in un’intervista a febbraio.

Nel 2018, la Chevron aveva 42.000 barili di produzione giornaliera di petrolio e 9 milioni di piedi cubici di produzione di gas naturale in Venezuela, secondo il suo sito web.

«Le sanzioni fino ad oggi hanno avuto un impatto modesto sugli interessi commerciali degli Stati Uniti», ha detto Andrew Stanley, un collega del Centro per gli studi strategici e internazionali. «Questa azione sarebbe più severa e quindi sarà interessante vedere se l’amministrazione è disposta ad andare fino in fondo nel tentativo di determinare un cambiamento di potere».

Lucia Giannini