VENEZUELA. I prezzi stellari del carovita al tempo di Maduro

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In tutto il Sudamerica è fatto noto che la cucina venezuelana sia una delle più varie, ma oggi la spesa per fare una zuppa per 6 persone arriva a circa 100 mila Bolivar.

Il prezzo di un chilo di carne in Venezuela, infatti, varia tra 22.000 e 29.000 bolivar, ma lascia stupiti l’impressionante aumento del formaggio: il formaggio da grattugiare ha un prezzo superiore a quello della carne e dello pollo, che costano tra i 32 mila e i 40 mila Bolivar. Il giornale venezuelano 2001 ha riscontrato che questo diffuso alimento costa tra i 32 mila e i 39 mila Bolivar; per cui molte casalinghe comprano la carne o il formaggio.

Riporta il giornale che le casalinghe sono diventate, giocoforza, grandi creatrici di piatti a base di manioca, patate e altri tuberi, alcuni degli alimenti che si possono acquistare ad un prezzo inferiore, ma che ad esempio non soddisfano i requisiti alimentari necessari per la dieta dei bambini. Verdure e legumi sono al centro della dieta, la frutta è oramai un “bene di lusso”. 

Nei “gochos”, i camion che vendono per strada, si possono comprare patate, peperoni, cipolle, pomodori e la carote a un unico prezzo di 6.000 bolivar al chilo; altri ortaggi meno popolari e i legumi a 3000 bolivar. Secondo il giornale, il prezzo di questi prodotti sui mercati locali e supermercati private è aumentato tra i 2000 e i 3000 bolivar. Il latte è un alimento di base e insostituibile, un  chilo di latte in polvere al supermercato è arrivato a costare 48 mila bolivar, e  6,900 bolivar un litro di latte scremato.

Il pollo è un’altra cara opzione che hanno i venezuelani, che però costa dai 16 mila ai 20 mila bolivar al chilo. Il carovita ha colpito anche le tradizioni familiari più diffuse tra i venezuelani come andare in spiaggia. Per un tuffo rinfrescante in una spiaggia vicino a Caracas, ci vogliono tra i 200 e i 300 mila bolivar per una famiglia composta da 4 persone. Feste di compleanno, matrimoni, lauree ed eventi di famiglia sono ridotti ai saluti e agli auguri, costano troppo.

Graziella Giangiulio