VENEZUELA. Dopo il fallito golpe, la leadership di Guaido è in crisi

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A causa del fallito colpo di stato guidato da un ex berretto verde statunitense, la leadership di Juan Guaido, capo dell’opposizione sostenuto da Washington, sembrerebbe essere in discussione dai suoi assieme allo stesso approccio Usa per far cadere Maduro. I parlamentari dell’opposizione hanno contattato il Dipartimento di Stato americano per chiedere un cambio di direzione, anche di leadership: molti hanno suggerito nuove trattative con Maduro, mentre altri vogliono le elezioni parlamentari: Guaido ha respinto entrambe ipotesi.

Alcuni dicono che la crisi pandemica che si sta diffondendo in tutto il Paese, aggravata dalla quarantena e dalla carenza di generi medici, rappresenta un’opportunità per conquistare cuori e menti: si prospetta l’idea che i sussidi per le famiglie più povere provengano da fondi controllati da Guaido, che dovrebbe dedicarsi più alla politica sociale e fare meno ostentazione diplomatica, riporta Bloomberg.

In generale, però, i partiti dell’opposizione dicono che finché Guaido mantiene il sostegno degli Stati Uniti, non sarà sostituito, almeno non quest’anno. L’Amministrazione Trump rimane pienamente dietro il presiedete dell’Assemblea Nazionale e al momento «la maggior parte dell’opposizione sia unita dietro a Juan Guaido».

Eppure, Guaido è più debole di quanto non lo sia mai stato nei 16 mesi successivi alla rielezione di Maduro: «Non c’è modo che Guaido ne esca indenne», ha detto Luis Vicente Leon, presidente dell’ente di sondaggio di Caracas Datanalisis. Quattordici mesi fa, secondo i sondaggi di Leon, il 63% dei venezuelani credeva che un cambio di governo fosse possibile; oggi questa cifra è del 20%.

Gli ultimi problemi di Guaido sono il risultato della sua reazione al recente raid fallito, guidato da un ex berretto verde Usa. In primo luogo, ha detto che era stata messa in scena dal regime di Maduro e che non aveva alcun legame con un simile tentativo. Ma il leader americano dell’operazione, Jordan Goudreau, ha reso pubblico un contratto che aveva firmato con due assistenti di Guaido e la registrazione di una conversazione con lo stesso Guaido; che poi li ha licenziati. Secondo Bloomberg, Guaido ha evitato le domande della maggior parte dei giornalisti e rimane sulla difensiva.

Justice First, uno dei principali partiti dell’opposizione, ha rilasciato una dichiarazione dopo il fallito raid, chiedendo nuovi meccanismi per il processo decisionale dell’opposizione «affinché l’unità sia rispettata e il centro della lotta sia l’uscita di Maduro». Ha poi detto che «si sprecano troppe energie per la creazione di una casta burocratica piuttosto che per un cambiamento politico».

Henrique Capriles, che ha fondato Justice First, dice da mesi che i fallimenti di Guaido del 2019 non dovrebbero ripetersi e che sono necessarie trattative con Maduro. I suoi seguaci gli hanno suggerito di sostituire Guaido.

Diversi legislatori vogliono negoziare con Maduro per le elezioni parlamentari di quest’anno; ritengono che la crisi economica si aggraverà, che il sistema sanitario, ormai svuotato, potrebbe crollare e che il governo di Maduro potrebbe essere costretto ad accettare condizioni elettorali e aiuti umanitari. Il Venezuela sta entrando nel suo terzo mese di quarantena, con una carenza di beni di prima necessità e di benzina e un’inflazione annuale del 3,173%, secondo Bloomberg.

Antonio Albanese