VENEZUELA. Cosa perde Mosca se Maduro scappa 

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Il portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha condannato ancora una volta la «società occidentale progressista» per aver ignorato «il diritto internazionale, la sovranità statale e il principio di non ingerenza» in merito ai recenti sviluppi della situazione venezuelana. 

Gli Stati Uniti e altri paesi hanno riconosciuto il leader dell’opposizione Juan Guaidó come il nuovo presidente ad interim, a seguito di vaste proteste che hanno già fatto alcuni morti. Il sostegno di Mosca al presidente Nicolás Maduro, la cui rielezione del 2018 è ora in discussione, non è una sorpresa, visti i massicci prestiti della Russia al Venezuela. Che cosa rischia di perdere il Cremlino, se Guaidó salisse al potere? 

Stando a quanti riportano The Bell e Meduza, la Russia ha speso una quantità enorme di denaro in Venezuela per sostenere il legame con i regimi di Hugo Chavez e Nicolás Maduro. Secondo un’indagine pubblicata nell’agosto 2017 da Reuters, Mosca ha emesso prestiti e linee di credito per almeno 17 miliardi di dollari tra il 2016 e il 2017, diventando il “prestatore di ultima istanza” del Venezuela. Dopo l’ultima visita di Maduro a Mosca nel dicembre 2018, Mosca ha annunciato che la Russia investirà più di 5 miliardi di dollari nell’industria petrolifera venezuelana, più di 1 miliardo di dollari nella sua industria mineraria e invierà più di 661.000 tonnellate di grano.

Il rapporto tra Mosca e Caracas ha avuto comunque i suoi problemi: due anni fa, il Venezuela è rimasto indietro nei pagamenti per un prestito di 1 miliardo di dollari emesso nel 2011 per acquistare beni militari russi, prima di creare un piano di differimento di 3 miliardi di dollari per un periodo di 10 anni. La compagnia petrolifera statale venezuelana Pdvsa sta ripagando quasi tutto il suo debito verso la Russia con il petrolio, ma queste spedizioni non sono sempre puntuali, e Mosca si è lamentata del fatto che Caracas non sembra essere mai in ritardo con i suoi obblighi verso la Cina.

Nel 2013, Rosoboronexport aveva venduto circa 11 miliardi di dollari di armi al Venezuela; nel 2006, l’azienda ha accettato di investire 474 milioni di dollari nella costruzione di fabbriche per la costruzione di armi e munizioni per il kalashnikov, ma questi impianti sono ancora inattivi, anche se dovevano entrare in funzione l’anno scorso, a causa di grossi problemi di corruzione e di gestione. Che cosa ottiene la Russia in cambio di tutti questi problemi? In primo luogo, c’è la pubblicità internazionale: Chavez ha visitato Mosca otto volte tra il 2006 e il 2013, Maduro vi è andato quattro volte negli ultimi 5 anni e mezzo. Prima come vice primo ministro e poi come presidente di Rosneft, Igor Sechin è stato l’uomo di punta del Cremlino in Venezuela, visitando Caracas una o due volte all’anno dalla metà degli anni 2000.

Il Venezuela è stato l’unico paese a riconoscere l’indipendenza dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia, e la retorica di Maduro sulla Crimea è stata vicina a Mosca. In termini di presenza militare, la Russia ha lottato per convertire la sua partnership con il Venezuela in un’alleanza significativa per le sue forze armate, i bombardieri russi hanno volato a Caracas tre volte (nel 2008, 2013 e 2018), allarmando gli Stati Uniti e sconvolgendo l’egemonia generalmente incontestata di Washington nell’emisfero occidentale.

In cambio, Rosneft ha acquisito quote di minoranza in cinque joint venture con la Pdvsa; ha anche firmato un accordo nel 2016, che gli da il 49,9% di Citgo come garanzia collaterale per un prestito di 1,5 miliardi di dollari. 

Graziella Giangiulio