VENEZUELA. Alta tensione Washington-Ankara

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A Washington, il sostegno di Ankara al regime del presidente venezuelano Nicolas Maduro proprio non va giù. Il rappresentante speciale statunitense per il Venezuela Elliott Abrams ha definito infatti «completamente contrario alla politica statunitense e molto inutile» il sostegno turco a quello venezuelano.  Di certo, questo sostegno sarà un’ottima scusa per gli Stati Uniti per osservare al microscopio la Turchia.

Ankara ha ricevuto avvisi di sanzioni, in particolare dopo che le tensioni sono aumentate per l’insistenza della Turchia ad acquisire i sistemi di difesa missilistica russa S-400, piuttosto che i missili Patriot prodotti dagli Stati Uniti, ha scritto Kennedy, ripreso da Ahval, con il capo del Comando europeo degli Stati Uniti, il generale Curtis Scaparrotti, che raccomandava agli Stati Uniti di non inviare alla Turchia una spedizione di caccia F-35.

La Turchia riceverà i suoi primi due F-35 alla fine di quest’anno, mentre gli S-400 russi arriveranno a luglio.  La Turchia ha respinto le preoccupazioni degli Stati Uniti per quanto riguarda l’uso di entrambi i sistemi – statunitensi e russi – rifiutando di fatto di prendere una decisione contro l’acquisto degli S-400.

Il ministro della Difesa turco Hulusi Akar ha detto che, nonostante alcune dichiarazioni di Washington, «la consegna degli F-35 sta sta procedendo secondo quanto stabilito nel contratto», pur rilevando che la Turchia intende onorare il suo impegno nei confronti della NATO, ma continuerà con l’acquisto del sistema russo.

L’ex rappresentante permanente degli Stati Uniti presso la NATO Douglas Lute ha fatto eco alle preoccupazioni di Washington, affermando che il sistema russo non sarebbe «mai stato integrato» nel sistema globale di difesa missilistica della NATO e Ankara sta prendendo «una sorta di decisione nazionalista ed egoista, che è miope». E mentre la tensione corre sul filo del rasoio, gli USA guardano a quello che l’Europa farà nei confronti della Turchia. Per ora Ankara sostiene, come la Russia, Nicolas Maduro.

Antonio Albanese