Il “buon vicinato” uzbeko

46

ITALIA – Roma 29/06/2013 Si è tenuto il 28 giugno la conferenza stampa indetta da Timur Rahmanov, consigliere e vice rappresentante permanente alla Fao  di Roma, presso l’Ambasciata della Repubblica dell’Uzbekistan in Italiaper far conoscere il messaggio che il presidente uzbeko Islam Karimov aveva diffuso il 9 maggio 2013, in occasione del sessantottesimo anniversario della vittoria dell’Uzbekistan nel Secondo conflitto mondiale. 

Il ricordo del dramma della guerra, in cui più di cinquecentomila uzbeki hanno perso la vita, è stato un modo per sottolineare l’importanza della sicurezza nella regione dell’Asia Centrale, dilaniata dal conflitto oramai trentennale in Afghanistan. Rahmanov ha sottolineato che la risoluzione della questione afgana è di primaria importanza, per la regione e per il mondo intero, e l’Uzbekistan deve avere un ruolo cruciale al suo interno. L’Uzbekistan, come anche il Tagikistan e il Turkmenistan, sono i vicini dell’Afghanistan e conoscono perfettamente la situazione del paese; in più le loro popolazioni hanno relazioni culturali e anche di parentela. 

Il presidente Karimov nel suo discorso ha sostenuto che l’unica via possibile per ripristinare la pace nella regione è quella di avviare un dialogo pacifico; già nel summit Nato  del 2008 a Bucarest si era espresso a favore della costituzione del Gruppo di Contatto dei 6+3 (composto da Stati Uniti, Nato, Russia e i paesi confinanti con l’Afghanistan, Afghanistan compresa). A distanza di cinque anni la proposta del Gruppo di Contatto, che avvii e porti avanti le trattative per porre fine alla guerra in Afghanistan, è sempre più attuale. Rahmanov ribadisce più volte che l’Uzbekistan è fortemente contrario a qualsiasi organizzazione militare (le cosiddette operazioni di pace) e intende perseguire la cooperazione bilaterale, come già sta facendo. L’Uzbekistan è stato costretto a partecipare agli interventi militari nel periodo sovietico (1979-1989), ne conosce l’inutilità e  anche il costo, visto che hanno perso la vita molte persone. Il momento del ritiro delle truppe sovietiche è stato vissuto come una vittoria, ma in realtà ha lasciato che il paese sprofondasse in una dilagante povertà, ha portato l’escalation di una serie di fenomeni, come l’espansione del terrorismo, il traffico di droga, il commercio delle armi e l’estremismo religioso. Il ritiro delle truppe, annunciato da più paesi, dovrà essere accompagnato da politiche adeguate per lo sviluppo socio-economico dell’Afghanistan, come di tutta la regione. La linea della politica estera dell’Uzbekistan insiste su un altro punto: il gioco politico, che spesso rincorrono i paesi più lontani dall’Afghanistan, è privo di senso ed è un elemento di disturbo per la buona riuscita delle trattative, bisogna invece perseguire una “politica di buon vicinato”.

L’Afghanistan avrà un ruolo cruciale nel ripristinare la stabilità, è infatti parte del Gruppo di Contatto, ma ad oggi le forze di governo e opposizione non riescono a trovare un accordo sulla via da perseguire. Devono raggiungerlo però e devono farlo per la loro popolazione, perché non nascano di nuovo persone che in trenta anni di vita si ricordano solo la guerra.