USA. Si incrociano processi Manafort e Russiagate

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I procuratori che lavorano per il consigliere speciale Robert Mueller intendono presentare nuove prove al processo dell’ex presidente della campagna elettorale di Trump, Paul Manafort, che un esponente del mondo bancario avrebbe presumibilmente aiutato ad ottenere prestiti di circa 16 milioni di dollari poiché cercava di avere un ruolo nella campagna di Trump.

Manafort deve già affrontare un processo per frode bancaria e altri reati finanziari nel Distretto Orientale della Virginia a partire dal 25 luglio. Finora, non vi era alcuna indicazione che il suo ruolo nella campagna Trump sarebbe diventato parte del processo, e aveva chiesto al giudice di mantenere i dettagli sui suoi legami con il presidente Donald Trump fuori dal processo. I pubblici ministeri dicono che qualsiasi presunta collusione con il governo russo non arriverà  al processo, riporta Cnn.

L’accusa di un possibile scambio è stata mossa il 6 luglio scorso in dibattimento: mentre i pubblici ministeri dettagliavano le accuse legate alla campagna di Trump, il team di Manafort era impegnato a presentare richieste al giudice per spostare il luogo e la data del processo, per esaminare possibili fughe di notizie e per tenere Manafort fuori dai riflettori. «Il governo intende presentare nuove prove secondo cui anche se i vari impiegati del “Prestatore D” hanno identificato problemi seri con la domanda di prestito del difensore, il direttore del “Prestatore D” ha interceduto nel processo ed ha approvato il prestito», secondo quanto si legge nel documento della squadra di Mueller.

Il direttore della banca «ha espresso interesse nel lavorare sulla campagna Trump, ha detto a Manafort il suo interesse (…) a servire nell’amministrazione del presidente Trump», prosegue il documento di accusa. Mentre l’alto dirigente non è nominato in questo deposito, in un precedente deposito giudiziario i pubblici ministeri hanno identificato il Prestatore D come la Federal Savings Bank. «Sarebbe difficile per la giuria capire perché i prestiti sono stati approvati senza capire che il Prestatore ha approvato i prestiti, nonostante le carenze individuate, perché l’alto dirigente ha favorito la sua ambizione personale», hanno scritto i pubblici ministeri nel deposito.

Lucia Giannini