USA. Per fermare i foreign fighters ci vorranno anni

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Per contrastare il flusso di combattenti stranieri che sostengono lo Stato Islamico occorre la condivisione dell’intelligence, la collaborazione nazionale ed internazionale e pazienza strategica. Lo ha detto il generale Michael K. Nagata, direttore del National Counterterrorism Center’s Directorate for Strategic Operational Planning, ripreso da un comunicato della Difesa Usa.

Nagata (nella foto) ha detto che circa 40 mila combattenti stranieri da almeno 120 paesi sono stati identificati: «Si tratta di combattenti etnicamente diversi, sociologicamente diversi, non un blocco monolitico», ha detto Nagata. «È indiscutibilmente il più grande gruppo di combattenti stranieri che sfidano in età moderna».

«La sfida più immediata che ora dobbiamo affrontare è garantire che le informazioni di intelligence su percorsi, piani, intenzioni e identità dei combattenti stranieri siano più ampiamente conosciute ovunque nel mondo» ha detto, aggiungendo che i combattenti stranieri cercano di nascondere il loro viaggio: «Cercano di nascondersi all’interno (…) del libero flusso di persone, merci e servizi in tutto il mondo (…) ottenere informazioni e intelligence sui piani, sulle intenzioni e sul viaggio di ogni combattente straniero è intrinsecamente difficile».

Questa è la sfida che il mondo deve ora affrontare: «Se un poliziotto, un ufficiale dei servizi segreti, un membro della società civile in qualche parte del mondo crede di avere informazioni o di intelligence su potenziali combattenti stranieri, dovrebbe condividerle con il pubblico più vasto possibile per aumentare la probabilità che qualcuno lungo il percorso di viaggio dei terroristi possa impedire loro di raggiungere la loro destinazione».

Nagata ha detto condivisione delle informazioni è migliorata da quando il Consiglio di Sicurezza ha approvato la sua risoluzione Onu: «Abbiamo fatto progressi indiscutibili in molte arene (…) ma non è un buon risultato se si considera la dimensione, la quantità di questo problema».

Nagata poi ha detto: «Abbiamo dovuto adattare il nostro pensiero, sia come governo che come coalizione internazionale, contro lo Stato islamico, al fatto, purtroppo, che la sconfitta militare di Isis in Iraq e la Siria non porrà fine alla minaccia terroristica globale che Isis pone, anche attraverso l’utilizzo di combattenti stranieri (…) Ci sarà ancora molto lavoro da fare anche dopo aver sconfitto il suo esercito».

Antonio Albanese