USA. Per colpire Pyongyang occorre colpire i cinesi

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Per colpire i tentativi della Corea del Nord di eludere le sanzioni internazionali sui suoi programmi nucleari e missilistici si potrebbero colpire un certo numero di imprese cinesi.

Stando a quanto riporta Japan Times, il think tank C4ADS di Washington ha dichiarato che un piccolo numero di imprese cinesi, tutte interconnesse, stanno gestendo la gran parte degli scambi con la Corea del Nord, lasciando non toccate le reti di approvvigionamento del paese dalle sanzioni internazionale.

Nello studio del think tank statunitense, si afferma che è stato un errore pensare che le sanzioni potessero riuscire da sole a fermare un paese come la Corea del Nord, che era, ed è, meno isolato di quanto non appaia. L’amministrazione Trump è sempre più allarmata per la minaccia della Corea del Nord, che sta sviluppando un missile nucleare capace di colpire gli Stati Uniti. Washington ha pressato la Cina, paese vicino, alleato e principale partner commerciale della Corea del Nord, per frenare il commercio con il paese, ma finora non ha realizzato una campagna di “sanzioni secondarie” contro entità economiche cinesi che violano le sanzioni delle Nazioni Unite contro Pyongyang.

Nello studio si afferma che un numero relativamente piccolo di imprese cinesi, la cifra indicata è 5.233, fanno affari con la Corea del Nord dal 2013; si tratta di un numero molto basso rispetto alle 67.163 che fanno affari con la Corea del Sud. Un importo sproporzionato del commercio totale con la Corea del Nord viene condotto da un numero ancora minore di imprese commerciali cinesi: 10 importatori cinesi di merci nordcoreane nel 2016 hanno rappresentato il 30% del volume complessivo. Si afferma inoltre che queste 10 realtà hanno registrato la stessa percentuale per almeno tre o quattro anni dal 2013.

«Isolando le imprese che hanno inviato potenziali tecnologie dual use al regime, potrebbe essere possibile individuare le violazioni delle sanzioni e le reti nord-coreane d’oltremare che le circonda», si legge nello studio.

Il think tank ha sottolineato che una ditta cinese, ad esempio, la Dandong Dongyuan Industrial Co. Ltd., secondo le cifre cinesi, ha inviato in Corea del Nord, da 2013 al 2016, 28,5 milioni di dollari di materiale, tra cui una spedizione di 790 mila dollari per “apparecchi per la navigazione radioattiva” nel giugno 2016; queste merci possono riguardare anche dispositivi di guida per i missili balistici.

Secondo il registro delle imprese di Hong Kong, poi, il proprietario della società, cittadino cinese possedeva un’impresa che possedeva una nave sequestrata lo scorso anno dalle autorità egiziane che trasportava 30 mila granate a propulsione a razzo nordcoreane nascoste sotto un carico di minerale di ferro.

Tra le più strane fonti di reddito di Pyongyang c’è poi un albergo nel centro di Berlino all’interno dell’ambasciata nordcoreana in Germania ancora operativo nonostante il divieto del governo tedesco di locazione commerciale dell’edificio, riporta Yohhap.

Il Cityhostel Berlin, che affitta parte della proprietà dell’ambasciata, accetta prenotazioni via telefono e Internet ancora oggi, secondo Radio Free Asia.

La struttura ricettiva ha funzionato normalmente, con camere quasi completamente prenotate, a giugno e dal sito si evince che le prenotazioni arrivavano fino a novembre 2017. Il tutto avviene sotto gli occhi delle autorità tedesche, secondo le quali, l’ostello va chiuso in base alla risoluzione 2321 del Consiglio di sicurezza Onu, che vieta l’uso commerciale degli edifici delle missioni diplomatiche della Corea del Nord.

L’ambasciata, che ha iniziato la sua attività “alberghiera” intorno al 2004, dovrebbe guadagnare circa 40 mila euro al mese.

Antonio Albanese