USA. L’Operazione Megafono di Twitter

62

Twitter Inc., ha fatto sapere, il 7 luglio, di aver sospeso più di 70 milioni di account falsi nei mesi di maggio e giugno in una massiccia operazione per lesinare bot e troll sulla sua piattaforma. Secondo quanto riporta il Washington Post, il giro di vite sugli account sospetti, sarebbe stato la conseguenza delle crescenti pressioni politiche fattegli dopo che il Congresso ha criticato Twitter per la sua negligente regolamentazione e controllo sui falsi account, soprattutto quelli controllati da stranieri e utilizzati per diffondere informazioni false che potrebbero avere un impatto sulla politica interna degli Stati Uniti.

Twitter ha poi detto al giornale che il tasso delle sospensioni degli account è più che raddoppiato da ottobre 2017, poiché oltre un milione di account al giorno sono stati sospesi negli ultimi mesi. Twitter ha detto che sono stati 13 milioni gli account sospesi durante un solo week end nel mese di maggio.  L’ondata di sospensioni di account, facenti parte dell’Operazione Megafono, da parte del più grande social network al mondo fa parte di una delle numerose recenti campagne di Twitter per controllare la sua piattaforma e bloccare lo spam e l’abuso di account falsi.

Il mese scorso, Twitter aveva annunciato «nuove misure per combattere abusi e troll, nuove politiche contro la condotta odiosa e l’estremismo violento, e stiamo introducendo nuove tecnologie e personale per combattere lo spam e gli abusi».

Concentrarsi sul miglioramento della salute delle conversazioni su Twitter significa, per la società Usa, «assicurare alle persone l’accesso a informazioni credibili, pertinenti e di alta qualità su Twitter», ha affermato Del Harvey, vice presidente Trust and Safety di Twitter, in un post sul blog ufficiale pubblicato nel mese di giugno.

Le misure aggressive di Twitter contro gli account indesiderati potrebbero avere un impatto sulla sua stessa base di utenti: infatti sarebbe previsto un calo del numero di utenti mensili nel secondo trimestre del 2018 secondo il giornale Usa.

Tommaso dal Passo