USA. Las Vegas: ISIS colpisce ancora

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Per chi non ha seguito la campagna mediatica di ISIS, l’orribile fatto di Las Vegas è opera di uno squilibrato mentale. Per noi invece risulta essere a conti fatti opera di ISIS. A chiarire le dinamiche saranno le autorità. In ogni caso, è noto agli inquirenti che ISIS abbia l’opportunità di selezionare le proprie “vittime-carnefici” con algoritmi e poi li faccia avvicinare da Imam preposti all’addestramento. Lasciando alla sicurezza nazionale il suo compito e analizzando la comunicazione di ISIS e tornando alla scorsa settimana, possiamo rilevare che erano in aumento i canali che incitavano i lupi solitari ad agire, poi è arrivato il discorso di al Baghdadi, il quale, tra le altre cose, chiedeva ai lupi solitari di entrare in azione. A partire dal 29 settembre si registrava un aumento dei canali social in lingua araba e qualche canale in lingua inglese.

A ridosso dell’evento di Las Vegas, a partire dalle ore 12.00 ora italiana, ISIS si è concentrata su quanto accadeva a Las Vegas, come fa sempre quando si tratta di grandi eventi da pubblicizzare o per la raccolta dati. Poi, a partire dalle ore 16.00 sono arrivati i comunicati di rivendicazione, take A’maq, prima in lingua araba, poi in lingua spagnola, parlata a Las Vegas, poi quelli in lingua inglese. A partire dalle rivendicazioni, sono state numerose le grafiche in cui si afferma che questo è solo il primo di una serie orribile di attentati che ISIS compirà negli Stati Uniti. Il più sbeffeggiato tra le autorità è stato Donald Trump: l’uomo che aveva promesso in 30 giorni di liberarsi di ISIS e che così si trova ISIS a casa sua, nelle case americane. Il totale dei morti è 59 e 515 sono i feriti, ISIS infatti nei suoi post parla di 600 vittime. Il video di rivendicazione (nella foto) lega nuovamente quanto accaduto a Las Vegas ai bombardamenti statunitensi nello Spam.

Altro elemento comune della comunicazione in grande stile, per i “big events” di ISIS, sta nella tempestività, ovvero nel rivendicare in tempo reale i fatti. E ancora nella scelta del luogo: un luogo di perdizione, si suonava musica, affollato, dove si poteva incutere terrore e uccidere. Sono i luoghi preferiti da ISIS che oramai da molti mesi su Rumiyah chiede ai suoi combattenti di colpire. Di interesse che i post parlino di battaglia di Al Adnani, come se fosse ancora in vita, affermano, i post: «I morti ribollono nel fuoco della battaglia di al Adnani», come a dire, stiamo portando a compimento il suo volere. Non a caso le rivendicazioni nascono in segno di vendetta dei morti nello Sham. Anche questa è una caratteristica tipica degli eventi in grande stile di ISIS. Altra caratteristica comune è l’invettiva contro i servizi segreti e gli insulti verso i “crociati”. Guardando questo attentato dal punto di vista della comunicazione sembra essere stato premeditato e di certo non organizzato da un lupo solitario anche se forse è stato l’unico ad agire.

Se così fosse in Nevada abbiamo una cellula ISIS pronta ad agire negli USA. Il comunicato ufficiale di rivendicazione non fa altro che confermare questa lettura di un big event dello Stato Islamico, esattamente come è accaduto per il Bataclan, per Barcellona e tanti altre tragedie avvenute fionda ora, fornendo anche il nome di battaglia dell’autore, Stephen Paddock: Abu Abdul Bar Al Amriki. 

Redazione

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