USA. La guerra dei droni è ad una svolta

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Circa 70 aziende lavorano su sistemi anti-drone vista lavoro proliferazione, per catturarli, disattivarli o abbatterli.

Ad esempio, l’Usaf ha recentemente testato cartucce per fucile in grado di abbattere droni ma se il drone trasportasse un carico letale, l’abbattimento non eviterebbe le conseguenze nefaste.

Anche il disturbo delle radiofrequenze non sempre funziona: i droni differiscono dagli aeromobili “telecomandati” perché possono volare in autonomia con set di coordinate preprogrammate. I droni più veloci possono raggiungere i 240 km/h, troppo veloci per i piloti umani di un altro drone per la cattura.

La sfida tecnica passa attraverso altri droni “intelligenti” in grado di fermare in modo sicuro un drone pericoloso.

Il drone intercettore deve avere potenza e sofisticato software di calcolo per comprendere l’ambiente senza il beneficio di una connessione internet con un database di mappatura di massa.

Il modello di business è molto impegnativo. Attualmente, solo le forze dell’ordine hanno l’autorità di interferire con volo di un altro drone.

Il pericolo da droni ostili è diventato più chiaro negli ultimi mesi, da quando lo Stato Islamico ha iniziato a usarli per attaccare le truppe nemiche a Mosul.

Daesh usa diversi tipi di droni commerciali per bombardare i suoi nemici; per gli esperti lo sciame di droni sarà la nuova minaccia da cui occorrerà difendersi sia a livello commerciale che “militare”.

Daesh sta facendo infatti ampio uso di questi strumenti per colpire nelle zone della città di Mosul oramai perse, sia per bombardare uomini e mezzi con una precisione crescente sia per riprendere immagini e dare posizioni e disposizioni alle sue unità che cercando di contrastare l’avanzata dei regolari iracheni e dei loro alleati.

Una serie di filmati immessi in rete testimoniano l’evoluzione dell’utilizzo di questa nuova arma che dota lo Stato Islamico della sua aviazione utilizzata in appoggio alle operazioni di fanteria.

Antonio Albanese