USA. La Cina è il nuovo nemico da abbattere… come l’URSS

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Recentemente Steve Bannon si è scagliato contro la Cina e la sua politica egemonica espansionistica a Roma alla vigilia dell’arrivo del presidente cinese nella capitale italiana. Steve Bannon è tra coloro che hanno dato nuova vita ad un vecchio think tank Usa della Guerra Fredda: il Committee on the Present Danger; che adesso ha un nuovo obiettivo la Cina, tanto da essere diventato adesso il Committee on the Present Danger: China: China, o Cpdc. 

Il gruppo ha tenuto il suo lancio il 25 marzo con lo scopo di porsi come gruppo d’interesse per «educare e informare i cittadini e i responsabili politici americani sulle minacce esistenziali presentate dalla Repubblica Popolare Cinese sotto il malgoverno del Partito Comunista Cinese. Il suo scopo è quello di spiegare queste minacce che vanno da: l’accelerazione dello sviluppo militare della Rpc; la sua informazione e la guerra politica che colpisce il popolo americano e le nostre élite commerciali, politiche e mediatiche; la guerra informatica; e la guerra economica».

Il Committee on the Present Danger era stato istituito all’inizio degli anni Cinquanta come baluardo contro l’influenza del comunismo negli Stati Uniti. Il gruppo si sciolse dopo che alcuni membri di spicco furono inseriti nell’amministrazione di Dwight Eisenhower, ma nel 1976 fu riformato dai falchi della politica estera statunitense per contrastare l’Unione Sovietica durante la Guerra fredda, riporta Scmp. Dopo l’implosione dell’Urss, il gruppo di interesse ha vivacchiato, potremmo dire, essendo venuto meno lo scopo della sua esistenza. 

Durante l’evento di lancio a Washington, i membri del comitato, tra cui compaiono i falchi delle passate amministrazioni conservatrici da Reagan in poi, fino all’ex capo della Cia James Woolsey e allo stesso Steve Bannon, hanno avvertito la classe politica statunitense che la Cina rappresenta una serie di minacce per gli Stati Uniti: espansione del potere militare, rafforzamento della capacità strategica nucleare, furto della tecnologia statunitense, repressione delle religioni, dei diritti umani e dei gruppi minoritari, avvio della “guerra chimica” e così via. Praticamente nulla è cambiato rispetto al 1988-1989 quando le stesse accuse venivano mosse all’Urss. 

«Come con l’Unione Sovietica in passato, la Cina comunista rappresenta una minaccia esistenziale e ideologica per gli Stati Uniti e per l’idea di libertà – una minaccia che richiede un nuovo consenso americano sulle politiche e le priorità necessarie per sconfiggere questa minaccia», si legge nel comunicato e nel sito internet del comitato, che si presenta come bipartisan e apolitico, ma che di fatto ha come pensatori esponenti del “Grand Old Party”. 

Va detto che il comitato vanta un elenco di esperti cinesi, questo sì, ma al suo interno vi figurano anche una serie di figure pubbliche statunitensi non note principalmente come autorità sugli affari della Cina: vecchie strategie per nuove tecnologie. 

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio