Il jihadista americano

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ITALIA – Roma 03/12/2015. Un nuovo studio realizzato dal programma sull’estremismo della George Washington University chiarisce quale sia la presenza dello Stato Islamico negli Stati Uniti.

Lo studio Isis in America: from retweets to Raqqa finisce col fornire una serie di cifre interessanti sulla effettiva presenza di Daash in territorio Usa: a partire dal 2015, le autorità statunitensi parlano di circa 250 americani che hanno viaggiato o tentato di recarsi o in Siria o in Iraq per unirsi a Isis e di 900 indagini aperte contro i simpatizzanti di Daash in tutti i 50 stati.
Settantuno sono gli individui accusati di attività legate allo Stati Islamico da marzo 2014; cinquantasei gli arrestati nel solo 2015.
Alcuni tratti comuni degli accusati: età media è di 26 anni, l’86% maschi, presenti in 21 stati. Di loro, il 51% ha viaggiato o tentato di viaggiare all’estero; il 27% sono stati coinvolti in attacchi sul suolo americano e il 55% sono stati arrestati durante una operazione che ha utilizzato un informatore e / o un agente sotto copertura.
Tre operatori Isis, cittadini Usa, sono stati arrestati all’interno degli Stati Uniti, e almeno una dozzina all’estero.
I social media hanno giocato un ruolo cruciale nella radicalizzazione e, a volte, nella mobilitazione dei simpatizzanti Isis degli Stati Uniti. Il programma ha identificato circa 300 simpatizzanti Isis statunitensi attivi sui social media, particolarmente attivi su Twitter, in cui creano account che spesso vengono sospese in una corsa senza fine. Alcuni account, i “nodi”, sono i generatori di contenuti primari, alcuni, gli “amplificatori”, del materiale solo tweet, altri, gli “urlatori” promuovono i nuovi account degli utenti sospesi. Se la radicalizzazione non è un fenomeno legato solo ai social media, in molti casi i rapporti personali hanno completato il processo di radicalizzazione. Lo spettro di coinvolgimento dei simpatizzanti statunitensi varia in modo significativo: da chi ispira semplicemente ai messaggio del Califfato a quelli, pochi, che hanno raggiunto posizioni intermedie di leadership all’interno di Daash.