USA. In vista la guerra dell’acciaio con Pechino?

45

La Cina ha manifestato il suo malcontento per l’innalzamento delle alte tariffe Usa sui prodotti siderurgici cinesi.

Secondo quanto riporta il South China Morning Post, Il dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha annunciato all’inizio di questa settimana che intendeva imporre tariffe punitive che vanno dal 63.86 per cento al 190,71 per cento sui prodotti in acciaio inossidabile della Cina dopo aver concluso ricerche antidumping e antisovvenzioni.

«La Cina è delusa dal fatto che gli Stati Uniti hanno continuato a imporre alte tasse sui prodotti di esportazione in acciaio cinese e mette in discussione il modo ingiusto con cui gli Stati Uniti hanno condotto la loro indagine», ha detto Wang Hejun, responsabile del commercio del ministero del Commercio.

Per Wang gli Stati Uniti hanno trascurato, fin da Obama, le prove presentate dalle imprese cinesi nella sua indagine antidumping, violando le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio, e hanno anche ignorato la collaborazione del governo cinese e delle società nelle indagini anti-sovvenzioni.
Wang ha aggiunto che la Cina avrebbe preso le misure necessarie per proteggere i diritti delle imprese cinesi.

La questione dell’acciaio si è aperta dopo che gli Stati Uniti hanno imposto dazi antidumping fino al 52,5 per cento sulle grandi esportazioni di lavatrici cinesi il 30 gennaio Trump aveva minacciato durante la sua campagna presidenziale di etichettare la Cina come manipolatore di valuta e di imporre il 45 per cento di dazi sulle importazioni cinesi.

Alti dirigenti di Pechino hanno avvertito che non ci sarebbero vincitori in una guerra commerciale tra superpotenze. Pechino si prepara a reagire se Trump lanciasse una guerra commerciale, comprese le indagini commerciali sui prodotti statunitensi.

Per anni, i prodotti di acciaio della Cina, insieme ad altri prodotti fabbricati in settori eccesso di capacità, sono stati al centro di controversie commerciali poiché partner commerciali, come gli Stati Uniti e l’Unione europea hanno sostenuto che la Cina stava facendo dumping vendendoli sottocosto e danneggiando i rivali locali.

Gli Stati Uniti ancora adottano lo standard per un paese terzo in materia di prezzi per valutare se il prezzo della Cina era giusto, una misura che Pechino insiste avrebbe dovuto cessare dopo il XV anniversario di accesso della Cina nel Wto, avvenuto lo scorso 11 dicembre.

Anna Lotti