USA. Il Russiagate passa per Praga

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Il Dipartimento di Giustizia ha le prove che l’avvocato personale e confidente di Donald Trump, Michael Cohen, ha fatto un viaggio segreto a Praga durante la campagna presidenziale 2016. Sarebbe anche uno degli sviluppi più significativi dell’indagine condotta finora da Robert Mueller per stabilire se la campagna Trump e il Cremlino abbiano collaborato per aiutare Trump a vincere le presidenziali, riporta McClatchy. 

Le minacce di Trump di licenziare Mueller o il vice procuratore generale che supervisiona l’indagine, Rod Rosenstein, sono divenute più forti, quando il Fbi ha fatto irruzione a casa di Cohen, nella sua camera d’albergo e in ufficio il 9 aprile. Il raid si concentrava sui pagamenti effettuati a donne che hanno dichiarato di avere avuto rapporti sessuali con Trump. Cohen aveva negato di essere mai stato a Praga o di essere stato colluso con la Russia durante la campagna elettorale.

Non è chiaro se gli investigatori di Mueller abbiano anche prove del fatto che Cohen abbia effettivamente incontrato Konstantin Kosachev, alleato del presidente russo Vladimir Putin, nella capitale ceca. Kosachev presiede la commissione per gli Affari esteri della Duma, e il Consiglio della Federazione gli ha negato di recarsi a Praga nel 2016. All’inizio di questo mese, Kosachev è stato tra i 24 russi di alto profilo colpiti da rigide sanzioni statunitensi come rappresaglia per l’ingerenza della Russia.

Ma gli investigatori hanno rintracciato le prove che Cohen è entrato in Repubblica Ceca attraverso la Germania, a quanto pare durante agosto o all’inizio di settembre del 2016. Non avrebbe avuto bisogno di un passaporto per un tale viaggio, perché entrambi i paesi sono nell’area Schengen in cui operano 26 nazioni con frontiere aperte. Le fonti non hanno detto se Cohen abbia preso un volo commerciale o un jet privato per l’Europa e non hanno spiegato perché non sia emerso alcun dato di un viaggio di questo tipo.

Le prime notizie, non confermate, di una riunione segreta a Praga sono state rese pubbliche nel gennaio 2017, con la pubblicazione di un dossier che dettagliava le interazioni della campagna Trump con la Russia. Il sito Buzzfeed ha pubblicato l’intero dossier l’11 gennaio, Trump ha le ha definite «un mucchio di spazzatura» e ha detto che il documento era «falso». 

Quando è stato intervistato dagli investigatori ad ottobre 2017, Cohen ha riconosciuto pubblicamente di aver fatto tre viaggi in Europa quell’anno: in luglio in Italia, all’inizio di ottobre in Inghilterra e un terzo dopo le elezioni di novembre di Trump. I ricercatori intendono chiedere a Cohen maggiori informazioni vista la debole documentazione che Cohen ha fornito circa la sua posizione intorno al momento in cui si sarebbe dovuto verificare l’incontro di Praga.

Il fascicolo di accusa sostiene che Cohen, due russi e diversi hacker dell’Europa orientale si sono incontrati presso l’ufficio di Praga di un’organizzazione sociale e culturale sostenuta dal governo russo, Rossotrudnichestvo. Cohen, Kosachev e altri partecipanti hanno discusso di come dovevano essere fatti i pagamenti in contanti agli hacker in Europa che avevano lavorato sotto la direzione del Cremlino contro la campagna Clinton.

Se Cohen davvero avesse incontrato i russi e gli hacker a Praga, come descritto nel dossier, si tratterebbe forse della prova più convincente che i russi e gli aiutanti di Trump hanno collaborando.

Prima dell’elezione di Trump, Cohen ha trascorso quasi un decennio in posizioni di alto profilo nella società immobiliare di Trump e si è guadagnato la reputazione di “fixer” di Trump. Nel 2016, è stato un consigliere informale per la campagna Trump, dimostrandosi uno dei difensori più feroci di Trump nelle interviste televisive. Quando Trump è entrato in carica, Cohen è divenuto l’avvocato personale di Trump.

Luigi Medici