USA. Gibuti in mano ai cinesi è un rischio elevato per Washington 

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Il comandante di Africom, Thomas Waldhauser, ha detto, durante un’audizione al Congresso Usa, che ci saranno conseguenze “significative”, se la Cina dovesse entrare nella gestione del porto di Gibuti. 

Stando a Reuters, Gibuti ha rescisso il contratto con Dp World di Dubai, uno dei più grandi operatori portuali al mondo, per gestire il terminal container Doraleh. Dp World ha definito la rescissione un sequestro illegale del terminal e ha annunciato il ricorso davanti alla Corte di arbitrato internazionale di Londra.

I deputati Usa hanno denunciato il possibile regalo di Gibuti ai cinesi che hanno già costruito una base militare a Gibuti, a pochi chilometri da quella degli Stati Uniti

Waldhauser ha detto che se la Cina ponesse delle restrizioni sull’uso del porto, potrebbe influenzare l’approvvigionamento della base degli Stati Uniti a Gibuti e la capacità delle navi Usa di rifornirvisi: «Se i cinesi rilevassero quel porto, le conseguenze potrebbero essere significative (…) Ci sono indicazioni che la Cina sia alla ricerca di ulteriori strutture, in particolare sulla costa orientale (…) Così Gibuti sarà la prima», ha detto Waldhauser davanti alla commissione per le Forze armate della Camera dei rappresentanti. Gibuti ospita una base militare statunitense che ospita circa 4.000 uomini, comprese le forze speciali, ed è un trampolino di lancio per le operazioni nello Yemen e in Somalia. 

La Cina sta cercando di essere visibile in Africa, anche attraverso investimenti di alto profilo in progetti di infrastrutture pubbliche, mentre intensifica i legami commerciali.

Waldhauser ha detto che gli Stati Uniti non sono in grado di eguagliare la scala degli investimenti in tutto il continente, notando la costruzione di Pechino di centri commerciali, edifici governativi e persino stadi di calcio nel continente: «Non spenderemo mai quanto i cinesi in Africa», ha detto Waldhauser, osservando alcuni investimenti cinesi a Gibuti.

Il Segretario di Stato americano, Rex Tillerson, ha annunciato la spesa di oltre 533 milioni di dollari in aiuti umanitari per le vittime dei conflitti e della siccità in Etiopia, Somalia, Sud Sudan e nei paesi dell’Africa occidentale e centrale che si affacciano sul lago del Ciad. Tillerson ha contrapposto il lavoro degli Stati Uniti sul continente africano, che promuove una crescita sostenibile, con quello della Cina, che ha recentemente promesso 124 miliardi di dollari per il lo sviluppo della nuova Via della Seta per espandere i legami tra Asia, Africa, Europa e altri luoghi. Per Tillerson, gli investimenti cinesi in Africa «hanno incoraggiato la dipendenza».

Luigi Medici