Come gli USA usciranno dalla crisi economica

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USA – New York. Gli Stati Uniti devono assolutamente risolvere il problema del debito pubblico. L’economia è in stallo, nonostante i dati positivi sulla produzione industriale di gennaio, i migliori da nove mesi. E di nuove tasse nemmeno parlarne, l’iter del fiscall cliff è noto a tutti. Qualcuno ipotizza, come Andy Xie, economista indipendente, che la politica monetaria degli Usa sarà “alleggerita” innescando così una corsa del dollaro che potrebbe durare per 5 anni portando alla crisi dei mercati emergenti.

L’altro dato che va osservato è che la Banca Centrale degli USA la Federal Reserve ha deciso di porre un freno all’immissione di liquidità sul mercato. Questo perché come hanno detto i funzionari della Federal Reserve continuare a immettere liquidità non incentiva la crescita. Sostanzialmente gli USA potrebbero giocare con la svalutazione della moneta.

Quello che l’economista indipendente forse non considera è il vantaggio che ne trarrebbero gli USA se entrano in crisi i mercati emergenti. Soprattutto quelli geograficamente vicini agli Stati Uniti, vedi Brasile.

Partiamo dalla politica Militare: Angola, Camerun e altre nazioni africane stanno acquistando con soldi brasiliani mezzi militari sia dal Brasile che dall’Europa. E ancora la Cina, ma anche la Corea del Nord stanno investendo in armamenti, satelliti “spia” e “cyber utility” tutti Paesi che con gli Stati Uniti hanno rapporti “difficili”.

Settore Energetico: in questo caso il gigante da battere è la Russia. Legata mani e piedi alla moneta statunitense. Molto di quello che la Russia vende, gas e petrolio, è in dollari. Ogni cambiamento della valuta metterà in difficoltà la Russia. Se il dollaro vale molto il suo gas si apprezza ma internamente l’inflazione sarà talmente elevata da schiacciare i consumi e frenare la crescita. Da anni infatti la Russia preme per avere una sponda europea, in fatto di moneta, dalla Germania o dall’Italia. Questo per legare il rublo all’euro e non solo al dollaro, il rublo si sa è una moneta estremamente voltaile.

Debito pubblico. Se il dollaro vale molto e c’è la rincorsa al dollaro, non appena la moneta si svaluta, chi possiede i titoli di stato – il debito USA – avrà in mano molto meno di quanto ha speso in passato. A questo punto gli USA potrebbero decidere di ricomprare il debito, a un valore minore di quando lo hanno venduto, creando dunque, finanziariamente, un guadagno. A soffrire di più di questa eventualità la Cina che possiede tra un quarto e un terzo del debito pubblico totale degli Stati Uniti.

Investimenti: in questo caso i Paesi più a rischio, dice sempre l’ex economista di Morgan Stanley, Xie, sono i paesi BRIC (Brasile, Russia, India, Cina), “beniamini” del capitale speculativo internazionale, che li ha resi più vulnerabili. Brasile e l’India sono i paesi più a rischio tra i BRIC, in quanto il loro mercato dei capitali è più aperto agli investimenti esteri. Ergo speculazione più appetibile. In Brasile, vi è un elevato grado di partecipazione, da parte di investitori stranieri, nel mercato obbligazionario locale. Gli stranieri detengono circa il 12,3% del debito interno del paese, secondo Reuters.

Mentre in India, gli investitori stranieri giocano un ruolo critico nel mercato azionario del paese, contribuendo a circa il 30% del fatturato di mercato. L’anno scorso, gli afflussi degli investitori istituzionali esteri (FII) nel mercato azionario del paese, per esempio, hanno toccato i 23 miliardi dollari, il secondo più alto afflusso netto in un singolo anno solare. Chi se la passerà malissimo è l’Argentina che di fatto dopo la decisione del FMI di censurare lo Stato e l’udienza USA, attesa per il 27 febbraio, per decidere sui Tango Bond è sull’orlo del tracollo.

Secondo Dariusz Kowalczyk, senior economist e strategist di Credit Agricole: «Storicamente, quando il dollaro scende [dopo una risalita di mesi] rispetto alle principali valute, subisce un declino anche nei confronti delle valute dei mercati emergenti, ma questa volta sarà diverso. I mercati emergenti stanno crescendo più rapidamente; attireranno afflussi verso le economie, i mercati azionari e quelli delle obbligazioni societarie, il che sosterrà le loro valute». In realtà non c’è da contarci troppo sono ancora molto ingenti le somme in “dollari” che arrivano dai vari programmi esteri di sostegno all’economia e sono molti gli stessi investimenti che i Paesi emergenti fanno all’estero in dollari.

Infine, gli USA non temono nemmeno un taglio del rating, anche perché le potenze industrializzate più importanti sono state declassate: Giappone, Francia, Italia. Mentre quelle emergenti non vanno oltre la doppia “AA”.

Sostanzialmente una rivalutazione del dollaro e a seguire una brusca svalutazione del dollaro, export a parte, sarà una vera manna per le casse degli USA.