Brasile e USA braccia incrociate sulla politica monetaria

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Continua la querelle tra gli USA e il Brasile sui possibili danni che le economie emergente possono subire con un eccessiva immissione di moneta (dollari) sul mercato.  Il presidente del Banco Central do Brasil (Banca centrale, BC) Alexandre Tombini ha ribadito che il Brasile continuerà a difendersi dei flussi di capitale a breve termine che minacciano di destabilizzare l’economia e gli sforzi del Brasile di ridurre l’inflazione.

La strategia della banca centrare brasiliana è una reazione alle misure di stimolo in corso di attuazione da parte delle economie avanzate, in particolare l’aumento o il ritiro (QE).

 

Tombini ha riferito che verranno adottate misure per proteggere l’economia del Brasile dalle influenze esterne: «Abbiamo le condizioni per proteggere noi stessi e noi lo stiamo facendo e continueremo a fare questo se necessario» ha detto Tombini a Tokyo nella riunione del Fondo monetario internazionale (FMI), sostenendo che il Brasile non ha voluto diventare «un mercato per le monete svalutate di altri paesi».

 

«Non è del tutto chiaro come le politiche accomodanti [come] QE nelle economie avanzate impongono costi netti sulle economie dei mercati emergenti», ha detto Bernanke, a Tokyo, aggiungendo che la politica non solo ha rafforzato la ripresa degli Stati Uniti, ma anche aiutato sostenere l’economia globale.

 

Il ministro delle finanze Guido Mantega ha più volte rimproverato le economie sviluppate di tacciare le economie in via di sviluppo di essere protezioniste ma nulla dicono sul fatto che continuano a stampare moneta per la loro sopravvivenza svalutando di fatto le ricchezze delle economie emergenti.

Jeffrey Frankel, della formazione del capitale e la crescita Professore presso la Harvard Kennedy School, dice che “guerre valutarie” sono utili nel moneto in cui si intende parlare di svalutazioni o accumulo di riserve per impedire l’apprezzamento, ma che probabilmente non si applica a un allentamento della politica monetaria: «Sia gli Stati Uniti che il Brasile scelgono la politica monetaria che più soddisfa le esigenze dei rispettivi mercati interni dei singoli paesi. Il tasso dei cambi fluttuanti, alla fine, fa sì che ogni paese possa avere la politica monetaria che vuole», ha spiegato a un quotidiano brasiliano.

 

Come al solito, la verità sta nel mezzo, se da un lato gli Stati Uniti utilizzano il deprezzamento del dollaro per gestire problemi interni e ancora per diminuire il potere economico che potrebbero esercitare stati esteri proprietari del debito pubblico americano, dall’altra è vero che il Brasile ha adottato una politica protezionista, con elevati dazi doganali su alcune merci provenienti da economie concorrenti per vendere internamente i propri prodotti. Entrambe le politiche, comprensibili nell’immediato, non basteranno a traghettare il Brasile o gli USA fuori dal guado. L’economia brasiliana quest’anno segnerà solo una crescita del +1,7% cifra identica a quella degli Stati Uniti, valida per i primi sei mesi dell’anno.Ora bisogna vedere quale economia mondiale inventerà una nuova strategia economica vincente e riuscirà a diventare il nuovo motore economico. Di certo la guerra delle valute non è la strada giusta.