Afghanistan: gli Usa lasciano Manas

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ROMANIA – Bucarest 21/10/2013. Le truppe statunitensi stanno cominciando a ritirare la catena logistica per poi lasciare il territorio afgano.

Il Manas Transit Center in Kyrgyzstan è stato spostato nella Romania orientale, in preparazione del termine del contratto di affitto (luglio 2014) che permetteva agli Stati Uniti di usare la base per le operazioni in Afghanistan. L’annuncio del trasferimento statunitense da Manas alla nuova base aerea militare della Romania orientale di Mihail Kogalniceanu (nella foto l’entrata della base), è giunta dopo la visita del 18 ottobre al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti del Ministro della difesa romeno, Mircea Dusa.

Gli Stati Uniti utilizzavano la base aerea del Kirghizistan, nei pressi della capitale Bishkek, da oltre un decennio per dare supporto logistico alle operazioni militari in Afghanistan; vero ponte aereo per il rifornimento di carburante, trasporto merci e truppe.

La base aerea rumena sul Mar Nero era già stata utilizzata dai militari statunitensi nel 1999 e in base a un accordo del 2005, all’esercito americano era stato concesso l’accesso a varie basi del paese europeo. Nel giugno scorso, il Parlamento del Kirghizistan ha posto fine al contratto per la locazione agli Usa del Manas Transit Center, a seguito anche di una serie di critiche arrivate negli ultimi tempi su una serie di incidenti accaduti, tra cui la morte di un uomo rimasta impunita perché ai militari statunitensi era garantita l’immunità legale. Inoltre erano state avanzate molte preoccupazioni per i danni ambientali e le potenziali minacce lanciate contro la presenza Usa nella base.

La situazione in Afghanistan è in continua evoluzione, le elezioni che tra breve si svolgeranno sta velocemente facendo cambiare le cose sia all’interno delle istituzioni che nei rapporti con la presenza militare estera che per oltre un decennio ha dato supporto al presidente in carica e alla popolazione. Purtroppo questa inversione sta scatenando, in maniera sempre più frequente, attacchi diretti ai contingenti dell’operazione Isaf delle Nazioni Unite. Ultimo quello del pomeriggio del 20 ottobre che ha avuto come protagonista una pattuglia di militari del contingente italiano a 5 chilometri dalla base italiana di Shindand, nell’area ovest del paese affidata al nostro comando. Si è trattato di un conflitto a fuoco che è durato per circa mezz’ora, in cui, per fortuna, non ci sono stati feriti. I militari stavano compiendo una normale operazione di controllo e bonifica degli itinerari quando sono stati attaccati dai talebani. È stato necessario richiedere il supporto aereo e gli elicotteri d’attacco. Ma anche nei giorni scorsi la stessa aerea era stata presa di mira e alcuni razzi erano stati lanciati contro la base operativa avanzata (Fob) italiana. Ripensare e rivalutare moduli e progetti dovrà essere fatto con tempestività ed urgenza, perché la capacità di proiezione che i talebani sono riusciti a coltivare tra le montagne afgane e nei villaggi pakistani sta mostrando la sua forza contro un potere centrale statale debole, che rischia di trovarsi impreparato nella prossima sfida di governo e al ritiro delle truppe internazionali previsto per il 2014.