Urbanesimo e ambiente

56

L’ondata di ricchezza e di modernità che ha investito l’Asia in generale è stata tanto repentina da aver cambiato il volto di intere nazioni nell’arco di pochi anni. Dove una volta esistevano piccoli villaggi e insediamenti tradizionali oggi ci sono metropoli di milioni di persone che si sviluppano e si allargano sempre più.

L’impatto che l’urbanesimo ha avuto nel Sudest asiatico è impressionante, e ha letteralmente trasformato la vita e l’economia di moltissime nazioni. Nel contempo lo spopolamento delle campagne, l’allungamento della vita media, la diminuzione della mortalità e l’aumento generale della popolazione hanno posto dei serissimi problemi in capo alle élite dirigenti dei vari paesi. Queste però spesso non sono state capaci di indirizzare o di regolare l’incalzante cambiamento degli ultimi cinquant’anni. Così l’evoluzione economica non è andata di pari passo con la tutela dell’ambiente e della qualità della vita. Paesi come l’Indonesia, ad esempio, hanno una biodiversità ricchissima che rischia di essere messa in pericolo dalla deforestazione massiccia che cerca terre da arare e spazi per costruire. La crescita del sistema industriale ha comportato una serie di problemi legati all’inquinamento, che rischia di minacciare suoli e coltivazioni che per una buona parte della popolazione rimangono le sole fonti di sostentamento. Ci sono poi problemi legati all’acqua ed ai numerosissimi fiumi, che rischiano spesso di essere esposti all’inquinamento. A fianco poi dei danni causati dall’uomo vi sono anche delle minacce naturali legate alla geografia della regione. È il caso della notevole attività vulcanica e sismica che caratterizza stati come il Giappone o l’Indonesia, ma che è comunque diffusa in buona parte dell’area; in particolare lo tsunami del 2004 per l’Asia pacifica è stata una catastrofe di dimensioni notevoli. Questo maremoto che si è abbattuto sulle coste di diversi stati ha causato migliaia di vittime, oltre ad aver paralizzato il fiorente turismo collegato allo sfruttamento del mare e del’entroterra. L’impegno per la conservazione del patrimonio naturale è così divenuto una priorità per l’ASEAN (l’organizzazione regionale dell’Asia pacifica), che dal 1977 organizza progetti mirati alla sostenibilità e alla tutela dell’ambiente. In particolare sono state individuate alcune priorità da perseguire, quali:

  • – Aspetti ambientali globali;
  • – Incendi e inquinamento transfrontaliero;
  • – Ambiente marino  e costiero;
  • – Gestione sostenibile delle foreste;
  • – Risorse di acqua potabile;
  • – Educazione ambientale;
  • – Promozione di tecnologie e produzioni ecocompatibili;
  • – Gestione dell’ ambiente urbano;
  • – Sviluppo sostenibile;

Le risposte che potranno giungere in questo settore dovranno essere sempre più coordinate fra gli Stati, data la transnazionalità della materia. Se così non sarà, la rapida crescita demografica ed urbana degli stati asiatici potrebbe minacciare seriamente le ricche risorse ambientali, con il rischio di diventare un freno per la crescita dei vari paesi.