UNIONE EUROPEA. Brexit, al primo giro di boa

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Oggi termina il consiglio UE e tra i temi in discussione: come l’Inghilterra intende tutelare i diritti dei cittadini dopo la Brexit. 

L’attesa di conoscere i piani del Regno Unito per proteggere i diritti dei cittadini dell’UE dopo Brexit è stato riportato anche in un lungo articolo della BBC. Il primo ministro britannico Theresa May li informerà questa sera, mentre i negoziati sui termini di uscita del Regno Unito sono iniziati il lunedì. 

L’UE vuole garanzie molto forti per i 3.2 milioni di cittadini dell’UE che si trovano nel Regno Unito e 1.2 milioni di britannici che vivono nell’UE 27. Circolano molte voci su cosa accadrà dopo, ricordiamo che il termine di uscita per la Gran Bretagna è il 30 marzo 2019. Alcuni temono addirittura la deportazione.

Il primo ministro olandese, Mark Rutte, in merito alla Brexit ha detto: «come inglese, odio Brexit da ogni punto di vista». Inoltre ha riferito che in quanto stretti alleati del Regno Unito, con una posizione simile sul libero scambio, vorrebbero sapere esattamente cosa vuole la «la Gran Bretagna».

Il fatto è che anche all’interno del partito conservatore britannico, quello della May, non tutti sono d’accordo sul passaggio dal Mercato Unico a all’Unione Doganale. Vorrebbero un passaggio intermedio. Insomma come recita un vecchio adagio del domani non v’è certezza.

Tra i problemi in questione anche il trasferimento della sede dell’Agenzia Europea dei Medicinali di Londra (EMA) e dell’EBA ( European Banking Authority – EBA), sono già 20 i paesi che vogliono le sedi nei loro Paesi, tra questi anche il Belgio. E la questione con l’Irlanda del nord.

Altro tema in discussione è quello del terrorismo. I 28 leader vogliono mettere pressione legale sui giganti internet come Google, Twitter e Facebook per rimuovere i messaggi jihadisti più velocemente e in modo proattivo. Sul contrasto agli attacchi in Europa dal cosiddetto Stato islamico (IS) molti Paesi hanno già accettato di: eseguire controlli sistematici di database sulle persone che arrivano alle frontiere esterne dell’UE. Criminalizzare coloro che sono coinvolti nel reclutamento o nella formazione dei jihadisti. Aumentare la cooperazione in materia di sicurezza con gli Stati partner del Medio Oriente e dell’Africa. Migliorare gli scambi di intelligence sui sospetti terroristi.

Graziella Giangiulio