UNHCR: Mediterraneo rotta più mortale al mondo

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SVIZZERA – Ginevra 11/1272014. L’Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite ha messo in guardia la comunità internazionale sulle risposte da dare ai migranti che in mare mettono a rischio la vita in cerca di asilo o di una vita migliore.

In vista dell’apertura del Dialogo dell’Unhcr 2014 a Ginevra, iniziato l’11 dicembre, forum informale di discussione politica il cui obiettivo quest’anno è “la protezione in mare”, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, António Guterres, ha detto che alcuni governi stano sempre più considerando il blocco degli stranieri come priorità rispetto al sostegno del diritto di asilo. «È un errore, è la reazione sbagliata per un’epoca in cui un numero record di persone è in fuga dalle guerre. Sicurezza e gestione dell’immigrazione sono preoccupazioni per qualsiasi paese, ma le politiche devono essere progettate in modo che le vite umane non finiscano per essere viste solo come danni collaterali», ha detto Guterres. La clandestinità di queste traversate marittime rende difficile fare confronti attendibili con gli anni precedenti, ma secondo i dati disponibili il 2014 è un anno da record. Le stime delle autorità costiere e l’attività di monitoraggio indicano che almeno 348mila persone hanno rischiato la vita in viaggi della speranza dall’inizio di gennaio. Storicamente, la spinta principale è stata la migrazione, ma quest’anno il numero di richiedenti asilo coinvolti è cresciuto. L’Europa, di fronte ai conflitti in Libia, in Ucraina e in Siria-Iraq ha visto un maggior numero di arrivi via mare: anche se non tutti i migranti sono persone che hanno bisogno di asilo, più di 207mila persone hanno attraversato il Mediterraneo dall’inizio di gennaio 2014, quasi tre volte il dato precedente, 70mila, nel 2011, quando la guerra civile libica era in pieno svolgimento. Per la prima volta, le persone provenienti da paesi che “producono” rifugiati, soprattutto Siria e Eritrea nel 2014 diventeranno una componente importante di questo tragico flusso, che rappresenta quasi la metà del totale. Oltre a quelle mediterranee, ci sono almeno altri tre principali rotte marittime oggi usate sia per i migranti che le persone in fuga da conflitti o dalle persecuzioni: nella regione del Corno d’Africa 82.680 persone hanno attraversato il Golfo di Aden e il Mar Rosso nei primi 11 mesi del 2014, soprattutto dall’Etiopia e dalla Somalia verso lo Yemen o in Arabia Saudita e nei paesi del Golfo Persico. Nel sud-est asiatico, si stima che 54mila persone si sono gettate sulle rotte marittime fino ad oggi nel 2014, la maggior parte dei quali da Bangladesh o Myanmar, Thailandia, Malaysia e Indonesia. Nei Caraibi, almeno 4.775 persone hanno preso il mare nei primi 11 mesi, per sfuggire alla povertà o in cerca di asilo. Molti sono morti nel viaggio o sono state vittime della criminalità organizzata internazionale durante i viaggi. In tutto il mondo, l’Unhcr ha ricevuto informazioni di 4.272 decessi nel 2014: di cui 3.419 sul Mediterraneo, il percorso più mortale di tutti. Nel sud est asiatico, si stima che 540 persone siano morte nel tentativo di attraversare il Golfo del Bengala. Nel Mar Rosso e del Golfo di Aden, almeno 242 vite, entro l’8 dicembre, sono decedute mentre nei Caraibi il numero di morti o dispersi segnalati a partire dall’inizio di dicembre è stato di 71. Il contrabbando di esseri umani fiorisce in aree di instabilità o di conflitto, ha detto Guterres. L’Alto commissario ha detto che per sua natura il fenomeno è multistrato e transnazionale, spesso coinvolge rotte che toccano diversi confini e lunghe migliaia di chilometri, governi trovavano incapaci di arginare il fenomeno sia o fermare le persone che muoiono lungo il viaggio.