UNGHERIA. Orban sta riaprendo la porta all’intelligence russa?

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La International Investment Bank (IIB), Международный инвестиционный банк (МИБ), istituzione finanziaria russa con un bilancio di 314,96 milioni di euro, è stata da poco autorizzata ad operare in Ungheria.

Il presidente della banca, Nikolay Kosov, ha legami di famiglia con l’intelligence russa; il parlamento ungherese ha concesso alla banca immunità diplomatica, creando nelle strutture di sicurezza occidentali, sia Usa che Ue, una serie di preoccupazioni sul fatto che le spie russe potrebbero usarla come base per condurre operazioni di intelligence in Europa, riporta The New York Times.

Durante la Guerra Fredda, la banca fungeva da centro finanziario per il Comecon, il blocco commerciale comunista. Con l’implosione dell’Urss, è andata in rovina, ma il governo di Putin l’ha fatta risorgere; ne sono ad oggi membri Bulgaria, Cuba, Repubblica Ceca, Ungheria, Mongolia, Romania, Russia, Slovacchia, Vietnam, che governano la banca con il sistema di un paese, un voto. Ben 5 paesi membri sono oggi all’interno dell’Alleanza Atlantica. La Russia è il maggior contributore della banca, controllando il 40% del suo patrimonio.

Il presidente Nikolay Kosov, proviene da una famiglia del Kgb (il suo nome compare nel libro Spymaster  Startling Cold War Revelations of a Soviet KGB Chief di Tennent H. Bagley); il padre era la migliore spia russa a Budapest durante gran parte degli anni Settanta, e la madre è stata definita dalla Tass come «una delle più straordinarie spie del XX secolo». La sicurezza occidentale ritiene che Nikolay Kosov stesso abbia prestato servizio nell’intelligence russa, fatto smentito dalla banca stessa secondo cui il presidente non era «in nessun modo legato al Kgb»; viene descritto come un diplomatico, durante l’era sovietica, ed un economista.  

IIB ha detto che il trasferimento a Budapest è stato un passo naturale nella sua espansione. L’accordo di immunità approvato dal Parlamento ungherese non è insolito per una banca d’investimento multilaterale, ma per l’intelligence alleata si tratta di una porta spalancata all’apparato spionistico di Mosca.

Antonio Albanese