Megafono per il gossip

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REGNO UNITO – Londra 05/12/2013. Sir Brian Henry Leveson, giudice onorario che esamina gli appelli dell’Alta Corte di Giustizia inglese ha descritto il mondo online come un “megafono per il gossip”.

Dopo una serie di scandali e fughe di notizie che vedevano minacciare il sereno svolgimento e la privacy di alcuni imputati, Il procuratote generale Dominic Grieve, ha fatto sapere che se fino ad oggi al mondo dei social sono state applicate più o meno le stesse regole dei media tradizionali, a breve si applicherà un regolamento più restrittivo. Sir Grieve è stato criticato per aver definito un paio di settimane fa la comunità pakistana “endemicamente corrotta” durante un dibattito sulle cause dell’aumento di questo costume immorale. Proprio nei giorni scorsi le classifiche di Transparency International attestavano il Regno Unito al 14 posto su 177 nazioni nelle classifiche sulla percezione della corruzione (Italia 69°)

I membri più anziani dell’Alta Corte temono che l’esplosione dei social possa danneggiare alcuni imputati durante lo svolgimento dei loro processi. Spesso alcune notizie nascono da un cinguettio più che dalla voce di un giudice e subito dopo spiccano il volo richiamando sciami di messaggeri, portatori di verità supposte. In futuro  potranno essere rintracciate informazioni dirette tramite il sito web gov.uk e l’ account Twitter del procuratore generale, Mr Grieve.

Nel mese scorso un uomo era stato condannato (pena sospesa) per aver diffuso  le foto di un assassino, Jamie Bulger, a cui lo stato aveva assegnato una nuova identità. E poi  il caso della figlia di Bob Geldof, Peaches, costretta a scusarsi per aver twittato i nomi delle due madri i cui due bambini avevano subito abusi da parte della rockstar gallese Ian Watkins. Insomma, per i giudici britannici è arrivato il momento di regolamentare questa diffusione di informazioni in maniera da tutelare l’integrità dei processi in corso e di quelli futuri. Intanto nel 2013 sono state rilasciate più del doppio delle informazioni relative a queste cause, rispetto alla media degli ultimi anni.

Nel tritacarne per “ragù misti” sono finiti lo ricordiamo i casi di “phone hacking” dei dipendenti della “News International” quindi del Times, Sunday Times, The Sun, Today, News of the World e London Paper (proprietà Murdoch) ma anche quello del cecchino della Sas, il sergente Danny Nightingale, imputato davanti alla corte marziale per possesso illegale di arma da fuoco. Il procuratore generale Dominic Grieve sostiene che queste misure serviranno a facilitare i commenti rendendoli più precisi , le informazioni corrette potranno aiutare le persone a farsi una idea migliore e il dibattito sarà sicuramente meno impreciso. Spesso si prendono per buone informazioni raccolte sui social che magari si rivelano infondate o peggio artefatte.

Dall’ufficio del procuratore fanno sapere tramite il suo portavoce che oltre ad essere un valido strumento  per tenere il passo con l’ era dell’informazione, in questo modo, e con la diffusa circolazione dei nuovi regolamenti grazie a campagne informative sarà molto più difficile citare l’ignoranza come fattore attenuante. A parte alcune critiche (piuttosto deboli nelle motivazioni) in generale nell’opinione pubblica vi è la consapevolezza che ormai in molti casi ci si informa attraverso i social e che spesso alcune “interpretazioni” largamente condivise compromettono il lavoro della magistratura. Per Patrick Smith blogger di BuzzFeed UK questa è una decisione da adulti, in questo modo la democrazia acquista più valore se la gente è consapevole di quello che accade realmente nei tribunali.