UE-USA giorni contati per le barriere non tariffarie

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BELGIO – Bruxelles. Si tratta, per volume degli scambi oggetto di trattativa, del prologo al più rilevante negoziato bilaterale contemporaneo. Un eventuale accordo tra Ue e Stati uniti, sarebbe capace di variare gli equilibri commerciali globali, creando la più grande area di libero scambio del pianeta. Un trattato capace di indicare nuovi standard nelle relazioni bilaterali tra i due blocchi, influenzando le consuetudini internazionali in materia di commercio.

Le relazioni commerciali transatlantiche, costituiscono infatti uno dei pilastri dell’economia globale, costituendo insieme circa il 47% del Pil mondiale e un terzo dei flussi commerciali planetari. Ogni giorno, beni e servizi per circa 2 miliardi di euro sono scambiati bilateralmente tra Ue e Stati Uniti, con investimenti aggregati stock superiori ai 2000 miliardi di euro.

Secondo le proiezioni illustrate dalla Commissione europea alla conclusione dei lavori dell’High-Level Working Group preposto allo studio della tematica, l’impatto su crescita e occupazione per le due sponde dell’Atlantico ingenererebbe entro il 2027 un incremento del 0,5% del prodotto interno lordo dell’Unione, corrisposto da un aumento dello 0,4% del Pil Statunitense; il tutto, per un ammontare di 86 miliardi di euro supplementari all’anno per l’Unione e 65 miliardi di euro di entrate annuali aggiuntive per l’economia statunitense. Un’accelerazione dell’economia, attraverso la risposta del libero mercato. Questa la soluzione concettuale.

Il rendiconto dell’High-Level Working Group, che ha richiesto 14 mesi di negoziazioni con al tavolo portatori di interessi pubblici e privati di ambo le sponde dell’Atlantico, ha evidenziato come aree interessate dai negoziati tariffe, questioni sanitarie e fitosanitarie, affari regolamentari, investimenti, servizi, diritti di proprietà intellettuale, scambi commerciali ed aspetti legati alla concorrenza.

I presidenti Barroso, Van Rompuy e Obama hanno quindi sottoscritto lo scorso 21 febbraio una dichiarazione di intenti, che porterà le parti ad avviare le rispettive procedure interne per aprire i negoziati. L’ambizioso progetto europeo sarà quello di sottoporre già all’attenzione del Consiglio europeo di marzo un bozza di direttive negoziali, tenendo conto della buona base nominale di partenza, consistente in una media tariffaria sulle importazioni provenienti dagli Usa pari al 4%. Da parte statunitense invece, per approntare in tempi brevi un mandato negoziale, l’amministrazione ha pianificato  l’invio immediato al Congresso di una notifica di tale dichiarazione di intenti, dando avvio al periodo di latenza di 90 giorni previsto dal regolamento procedurale interno. 

L’obiettivo è decrementare le barriere non tariffarie esistenti all’interno dei rispettivi confini commerciali, come le differenti regolamentazioni tecniche, gli standard e le certificazioni, che costituiscono spesso oneri insormontabili in termini di operatività e onerosità degli scambi. Si stima infatti che, allo stato attuale, le barriere non tariffarie siano stimabili tra il 10% e il 20% del costo in termini aziendali e di prezzi al consumatore. Il resto dei mutui benefici, difficilmente quantificabili, dovrebbero invece arrivare dall’indotto creato dall’economia di scala globale, attraverso emulazione e sviluppo progressivo del diritto internazionale degli scambi.