UE: network sugli idrocarburi non convenzionali

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BELGIO – Bruxelles 31/07/2014. Nel corso della seconda settimana di luglio la Commissione Europea ha annunciato il lancio della “European Science and Technology Network on Unconventional Hydrocarbon Extraction”, che mette in relazione professionisti nel settore dell’estrazione e della trasformazione di idrocarburi non convenzionali, studiosi e rappresentanti della società civile.

Lo scopo del network è un’analisi dettagliata della tecnica della fratturazione idraulica ed una valutazione sul futuro del gas shale (nello foto minerali di scisto) in Europa al fine di decidere se l’UE debba proseguire sulla strada del fracking.

Una discussione unitaria sul tema sembra effettivamente necessaria, considerato che l’Europa resta profondamente divisa sull’opportunità di consentire la fratturazione idraulica e lo sfruttamento delle sue risorse di gas di scisto. Finora, infatti, “solo” diciassette Paesi hanno rilasciato i permessi per consentire tale tecnica di estrazione, mentre Francia, Germania, Bulgaria, Romania e Repubblica Ceca hanno assolutamente sospeso o vietato la pratica per motivi di impatto ambientale.
La Germania, all’inizio di luglio, mediante il ministro dell’Ambiente Barbara Hendricks, ha annunciato la decisione di proibire il fracking almeno fino al 2021. La decisione assume notevole rilevanza alla luce del fatto che lo stato tedesco attualmente importa il 90% delle sue forniture di gas, ma possiede, secondo l’Istituto federale per le geoscienze e le risorse naturali, circa 2.300 miliardi di metri cubi di gas shale. La dimensione di tali depositi di idrocarburi non convenzionali, dunque, supera di gran lunga le riserve di gas naturale.
La Polonia, di contro, avendo le riserve di gas da argille più ingenti di qualsiasi altro stato dell’Unione, è stata la prima nazione del vecchio continente a puntare realmente sullo sfruttamento di questa risorsa energetica. Già da metà del 2013, invero, ha avviato le operazioni di estrazione in un giacimento sito nel nord del Paese, nei pressi della cittadina di Lebork, al fine di diversificare le proprie fonti energetiche e ridurre la dipendenza dal combustibile importato dalla Russia.
Allo stato attuale, quindi, l’Europa non è ancora pronta per avviare una rivoluzione energetica incentrata sul gas di scisto, ma la creazione della suddetta rete rappresenta sicuramente un passo avanti ed un indicatore che la Commissione non ha abbandonato l’idea di sfruttare queste ingenti risorse. È giusto sottolineare che l’UE, al contrario degli Stati Uniti, dove le industrie di gas e petrolio sono esentate dal rispetto di alcune delle più importanti leggi sull’ambiente, prima di legiferare in materia intende esaminare tutti i possibili rischi ambientali e sanitari derivanti dall’estrazione di combustibili non convenzionali.
Di shale gas si parlerà anche al Briefing Shale Finance & Investment dell’11 settembre a Londra. Non è un caso che l’evento si svolgerà in Gran Bretagna. Lo sviluppo di gas di scisto nel Regno Unito, difatti, potrebbe attrarre più di 33 miliardi di dollari di investimenti e creare oltre 64.000 nuovi posti di lavoro in un arco temporale di 18 anni, inoltre le enormi riserve di idrocarburi non convenzionali garantirebbero il soddisfacimento della domanda britannica di gas per più di 50 anni.

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