L’Ue rinvia il Pacchetto energia-ambiente 2030

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BELGIO – Bruxelles 25/03/2014. Il Consiglio europeo del 20 e 21 marzo, che avrebbe dovuto stabilire, in via definitiva, le nuove quote obbligatorie di produzione di energia da fonti rinnovabili e la riduzione delle emissioni climalteranti si è concluso con un nulla di fatto. I leader dei 28 Paesi membri dell’Unione, infatti, hanno deciso di rinviare l’individuazione degli obiettivi del Pacchetto energia-ambiente 2030 a «non oltre ottobre 2014». 

Il vertice di Bruxelles, più nello specifico, ha riservato molta attenzione al costo dell’energia, alla competitività delle industrie e alla sicurezza energetica, risultando poco concreto su clima e rinnovabili, anche se, leggendo tra le righe, sembra si voglia confermare l’approccio della Commissione che non prevede un target vincolante per l’efficienza energetica né obiettivi nazionali per le rinnovabili, ma solo un obiettivo a livello di UE. Da un’attenta analisi della relazione ufficiale del Consiglio, invero, emerge la volontà di «garantire flessibilità agli Stati membri sulle modalità di soddisfacimento dei loro impegni, in modo da riflettere le circostanze nazionali e rispettare la loro libertà di determinare il proprio mix energetico».

Herman Van Rompuy ha affermato che il summit è solo un primo passo in vista della conferenza sul clima di Parigi del 2015 e non rappresenta affatto una rinuncia alle ambizioni europee rispetto all’incremento dello sfruttamento delle FER e alla lotta al cambiamento climatico, ma «dato l’enorme impatto – di tali fattori – sulle nostre economie non avremmo mai potuto decidere in una singola seduta». Il Presidente del Consiglio europeo, ha sottolineato l’importanza del summit al fine di redigere misure condivise da tutti i Paesi dell’Unione ed ha poi aggiunto: «I nostri specifici obiettivi 2030 saranno pienamente in linea con il nostro ambizioso obiettivo a lungo termine per il 2050». Dalla relazione ufficiale del Consiglio si legge: «una politica europea su energia e clima che sia coerente deve assicurare competitività economica, sicurezza energetica e raggiungimento degli obiettivi 2030 in maniera cost-effective» ed a tal fine è necessario «incrementare ulteriormente la riduzione delle emissioni di gas serra, l’efficienza energetica e l’uso delle rinnovabili […] – assicurando, altresì – a famiglie e imprese l’energia a prezzi accessibili e competitivi». Lo stesso documento, inoltre, mette in evidenza l’assoluta urgenza di rivedere la Direttiva sull’Efficienza Energetica, realizzando una nuova cornice normativa, e di diminuire la dipendenza energetica dell’Unione, specialmente dalla Russia, rafforzando il mercato unico dell’energia e diversificando le rotte di approvvigionamento per e all’interno dell’Europa.

Il Presidente della Commissione UE, José Manuel Barroso, ed Presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, hanno immediatamente espresso la loro soddisfazione relativamente al vertice di Bruxelles. Renzi ha affermato che sul rapporto clima-energia-industria l’Europa punta a divenire punto di riferimento mondiale, nonostante stia attraversando un periodo di difficili congiunture economiche.

Di tutt’altro avviso, però, sono le associazioni ambientaliste. Queste ultime accusano i leader europei di favorire le lobby di gas e petrolio e di aver ignorato la risoluzione approvata dal Parlamento UE lo scorso 5 febbraio che individuava per il 2030 tre obiettivi vincolanti anche a livello nazionale, quali: riduzione del 40% delle emissioni di CO2, un aumento al 30% delle rinnovabili e al 40% dell’efficienza energetica. Legambiente, ad esempio, ha definito il rinvio della identificazione degli obiettivi di riduzione di CO2 e la quota di energia da rinnovabili su cui puntare per il 2030 un evidente passo falso in vista del vertice ONU di New York del prossimo 23 settembre, promosso da Ban Ki-Moon per rilanciare l’azione globale sul clima, ed «una scelta miope che rischia di compromettere il processo verso il nuovo accordo globale sul clima da sottoscrivere a Parigi nel dicembre 2015». 

Dall’esito del Consiglio europeo, dunque, si evince che l’Europa ancora non è riuscita a superare la spaccatura interna tra Paesi favorevoli alla green economy, di cui fa parte anche l’Italia, ed i Paesi dell’Est, guidati dalla Polonia, propensi a rinviare l’individuazione di target climatici ed ambientali a data da destinarsi.