UE: Parlamento vs Commissione su ambiente ed energia

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BELGIO – Bruxelles 13/02/2014. Lo scorso 22 gennaio la Commissione europea ha presentato il “Pacchetto clima-energia 2030”, ovvero il testo della nuova strategia dell’Unione europea relativamente a riduzione delle emissioni, produzione di energia rinnovabile e incremento dell’efficienza energetica.

 

Esso prevede due obiettivi, entrambi vincolanti, quali la riduzione delle emissioni CO2 del 40% rispetto ai livelli del 1990 e il raggiungimento del 27% di rinnovabili sui consumi a livello UE per il 2030, oltre a politiche più ambiziose in materia di efficienza energetica, un nuovo sistema di governance e una serie di nuovi indicatori per assicurare un sistema energetico competitivo e sicuro.  

Il documento, secondo l’esecutivo comunitario, rappresenta un punto di partenza di fondamentale importanza in vista dei negoziati internazionali per un nuovo accordo mondiale sul clima che si concluderanno a Parigi alla fine del 2015. Il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, ha affermato: «Un taglio del 40% nelle emissioni di gas serra rappresenta un obiettivo particolarmente ambizioso, ma è la pietra miliare nel nostro percorso verso un’economia a basse emissioni», mentre «l’obiettivo di raggiungere il 27% di energie rinnovabili delinea stabilità per gli investitori, stimola l’occupazione verde e rende più sicure le nostre forniture energetiche».

Il raggiungimento del 27% di rinnovabili sui consumi a livello UE per il 2030, inoltre, si legge nel documento, dovrà essere incoraggiato da «un approccio maggiormente orientato al mercato» e «con condizioni propizie per le tecnologie emergenti», lasciando agli Stati membri «la flessibilità necessaria a trasformare il loro sistema energetico nel modo più consono alle preferenze e alle circostanze nazionali».

L’Europarlamento, però, ha ritenuto troppo modesti gli obiettivi su clima ed energia fissati dalla Commissione per il 2030. Infatti, il 5 febbraio a Strasburgo, con 341 voti a favore, 263 contrari e 26 astenuti, ha approvato una risoluzione non vincolante con la quale chiede ufficialmente alla stessa Commissione europea l’approvazione di tre obiettivi: 40 per cento in meno di CO2, 30 per cento in più di energie rinnovabili e 40 per cento in più di efficienza energetica entro il 2030 e di rendere tali traguardi obbligatori in tutti i Paesi dell’Unione. Anne Delvaux, membro della Commissione Ambiente del Parlamento, nonché co-relatrice della risoluzione, ha definito la proposta dell’esecutivo comunitario «miope e poco ambiziosa» ed ha aggiunto che «un più ampio mix energetico ed una maggiore efficienza sono la migliore opzione per ridurre le emissioni di gas-serra e la dipendenza dalle importazioni, incoraggiare l’innovazione e creare posti di lavoro e rendere le nostre economie più verdi. E’ per questo che abbiamo bisogno di tre obiettivi obbligatori».

I malumori rispetto al “Pacchetto clima-energia 2030”, tuttavia, arrivano anche da ambienti meno istituzionali.  Harry Verhaar, manager per gli affari pubblici e governativi globali di Philips, azienda membra di EU-ASE, la European Alliance to Save Energy, ad esempio, si dice insoddisfatto dalla proposta della Commissione, poiché «delude ogni aspettativa delle aziende europee di avere un quadro legislativo solido per gli investimenti e l’innovazione in Europa» ed è manchevole di un obiettivo vincolante per l’efficienza energetica. Per Monica Frassoni, copresidente del Partito Verde europeo, invece, il testo approvato dalla Commissione è frutto delle «pressioni esercitate dalle lobby degli idrocarburi e dei grandi inquinatori».

La palla ora passa dapprima al Consiglio UE Ambiente ed energia e poi, in via definitiva, al Consiglio europeo, che dovranno pronunciarsi sulla questione rispettivamente il 3 e 4 marzo ed il 20 e 21 dello stesso mese.