Eurasia contro Europa

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ITALIA- Roma. 16/04/14. La situazione in Ucraina sta assumendo contorni sempre più indefiniti. Tra contrari e favorevoli alla Russia o all’Unione Europea vanno avanti scontri e richieste da una e dall’altra parte.

Carri armati sia russi che ucraini monitorano i confini tra i due paesi. A Kiev il pericolo è rientrato lasciando dietro di sé però il dolore per le perdite, 100 giovani morti, e un rincaro dei prezzi insostenibile per pensionati e dipendenti. Il dollaro si è apprezzato sulla moneta locale fino al 150 per cento. «I farmaci», affermano fonti AGC, «sono aumentati del doppio. Già prima se dovevi andare in ospedale ti dovevi portare l’occorrente che serve al medico, compreso garze e medicine, ora bisogna solo pregare di non ammalarsi». La situazione è completamente deteriorata nell’est e nel nord del Paese. I giornali in lingua russa, letti dagli ucraini, affermano che in realtà quello che sta succedendo è il frutto dell’incapacità di Mosca di far ripartire l’economia e quindi il mostro interno, cioè l’economia che non va, deve trovare  uno sfogo esterno al sistema, un mostro esterno, e non c’è niente di meglio di una “guerra” contro il “nuovo” nemico. I giochi di Sochi sono costati molto e il ritorno non è stato così elevato. E ancora, ieri sul lenta.ru, è stato pubblicato un articolo dedicato al credito al consumo in Russia, secondo cui un terzo dei cittadini russi usa lo stipendio per pagare i debiti e non arriva alla fine del mese. La politica espansionistica di Putin, che ha puntato tutto sul gas e la sua esportazione, non ha permesso all’economia interna di crescere: mancano posti di lavoro, mancano le industrie. A peggiorare le cose poi è intervenuta l’assenza normativa a tutela del singolo e delle imprese nei confronti degli istituti bancari. Istituti che con troppa facilità aprono, erogano prestiti, fanno la raccolta e poi falliscono. Sempre sul Lenta-ru c’è scritto: «Il quarantuno per cento dei russi con prestiti bancari, pagando per loro, sono al di sotto della soglia di povertà. Questo è quanto affermano gli specialisti della Scuola Superiore di Economia nel loro studio “Dinamica dei prestiti bancari e carico del debito dei russi.” Un terzo dei debitori in Russia oggi spendono per il servizio prestiti al consumo oltre la metà dei loro guadagni mensili. Negli Stati Uniti non sono più del 14 per cento. Simile alla situazione americana quella dell’Europa». E come se non bastasse il costo del danaro è molto elevato, tanto da far intervenire la Duma con decreti di urgenza in alcune situazioni anomale. Nell’articolo poi viene sottolineato: «Dal 1 ° febbraio di quest’anno, il debito aggregato di cittadini russi agli istituti di credito ha superato 9.700 miliardi di rubli. E l’anno scorso, è aumentato di oltre 2.000 miliardi dollari. Per confronto, il 1 ° febbraio scorso, le banche prestavano più di 7.500 miliardi cittadini. Stiamo parlando di prestiti concessi per l’acquisto di elettrodomestici, mobili, automobili, telefoni cellulari, viaggi e altre spese di consumo». Lo stipendio medio in russia è di 27.000 rubli al mese. Il giornale asserisce che in Russia ogni 1000 persone vi sono attivi 880 prestiti al consumo, gli unici in fondo a cui i cittadini possono attingere. Prestiti su cui poi pagano di interessi più del valore dello stesso. Il giornale definisce questo sistema di prestiti una sorta di “tossicodipendenza”. Una maniera per le banche per reperire liquidità, visto che alla fine gli insolventi sono solo il 4,8% del totale. Con un impoverimento lento ma inesorabile della cittadinanza. Un discorso a parte andrebbe fatto per i rifinanziamenti del debito che hanno raggiunto costi insostenibili. 

Ma per tornare all’Ucraina, c’è l’altra versione dei fatti che sostiene che l’operazione “terza guerra mondiale” è in atto ed è stata costruita a tavolino dalla CIA, una sorta di nuova politica di contenimento delle espansioni russe che vedrebbe entro due mesi a partire da ora l’inizio del terzo conflitto mondiale, ovvero dopo aver stretto le alleanze tra l’alleanza Ucraina-UE-Nato e quella per l’Eurasia. A sostenere parzialmente questa tesi le fonti AGC sostengono che in Ucraina le milizie filorusse nella regione di Donetsk sono le stesse che agivano in Crimea, le stesse che qualcuno definisce come infiltrate. Stesse divise, stesse modalità, (persino gli incendi si sono sviluppati negli stessi simboli di potere generati dagli stessi uomini con gli stessi mezzi – copertoni di gomme e kerosene), stesso obiettivo, stessa strategia: dare vita a una repubblica indipendente tutelata dalla grande Madre Russia. Militari però di cui nessuno si attribuisce la paternità. I giornali ucraini hanno detto che si tratta dei veterani di guerra, le testate russe dicono che si tratta di infiltrati pagati per creare scompiglio che nulla hanno a che vedere con l’esercito russo. La SBU ucraina ha aperto un procedimento penale contro le banche russe accusate di finanziare il “terrorismo a est”,  pagherebbero ogni mercenario dai 200 ai 500 dollari al giorno. 

I canali in lingua russa che ancora trasmettono in Ucraina (compresi i giornali) stanno cercando di fare leva sul sentimento sulle seconde generazioni russe nate in Ucraina. Tra gli slogan preferiti: «Russi e ucraini sono fratelli, e la Russia è la comune origine di tutti, quindi bisogna essere uniti contro chi vuole distruggere l’unità dei russi». Un sentimento che, a detta delle fonti AGC in Ucraina, fa breccia, soprattutto in un Paese dove non c’è il lavoro, dove al potere sono sempre stati eletti quelli che vengono definiti localmente «criminali» accusati di non aver fatto le riforme e di aver fatto sparire i fondi avuti per migliorare il paese. A fare da eco alle paure degli ucraini quelle delle tre Repubbliche baltiche, 8 milioni di abitanti che si trovano circondati e si  sentono minacciati dalla Russia, che invocano l’aiuto della Nato e chiedono più militari nell’Europa orientale, stessa richiesta fatta dalla Romania. Nel contesto poi non va trascurata l’imminente tornata elettorale delle ex repubbliche sovietiche, vedi l’Ossezia del Sud (8 giugno). Si tratta di piccole repubbliche dislocate però lungo i confini di quella che la Russia chiama Eurasia. Queste elezioni saranno un importante test per capire come saranno disegnate le prossime mappe geografiche dei paesi a Est dell’Italia.