UCRAINA. Dopo i motori, Pechino vuole anche l’Antonov

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La Beijing Tianjiao Aviation Industry Investment Company è in attesa dell’approvazione regolamentare da parte dell’autorità di vigilanza anti-monopolio ucraina per la sua offerta, non rivelata, di una partecipazione nell’Antonov Serial Production Plant.

Lo stabilimento Antonov ha prodotto l’An-225 Mriya, un aereo a sei motori, il più grande del mondo per peso, lunghezza e apertura alare. Il programma An-225 fu accantonato in seguito al crollo dell’Unione Sovietica non molto tempo dopo che il primo ed unico cargo transporter della serie, con sei motori, prese il volo nel 1988.

Il colossale cargo aereo restò fuori servizio per anni, fino a quando non ebbe una nuova vita come cargo commerciale con un peso massimo al decollo di 640 tonnellate per trasportare carichi utili ingombranti come parti della cellula e persino navette spaziali. Nel 2016 uscì la notizia che l’Antonov aveva accettato di completare una seconda cellula An-225 per la China’s Aerospace Industry Corp come preludio per l’avvio della produzione in serie.

Girarono voci che Antonov avrebbe resuscitato il programma An-225 con miglioramenti al suo carrello di atterraggio e all’avionica per servire l’esercito cinese, così come piattaforma di lancio aereo per satelliti commerciali. Global Times, però, riportava che l’azienda di Pechino ha un maggiore interesse ad acquisire più della metà delle azioni dell’Ucraina Motor Sich, produttore dei motori dell’An-225.

Quest’ultimo accordo, se dovesse andare avanti, darebbe un impulso all’industria cinese dei motori aeronautici. Un annuncio formale può essere previsto già nella prossima settimana, secondo il sito web della Borsa di Shanghai. Motor Sich ha perso i clienti russi quando i rapporti di Kiev con Mosca si sono inaspriti e ora l’industria aeronautica ucraina ha un disperato bisogno di ordini per rimanere a galla, quindi è un momento opportuno per gli investitori cinesi.

Sia Pechino che Kiev hanno apprezzato la loro cooperazione basata sul concetto: “soldi per tecnologia”; già alla fine degli anni Novanta, la Cina ha acquistato la carcassa del Varyag, prima di riconvertirlo e ribattezzarlo Liaoning, la prima portaerei della marina cinese.

Anna Lotti