L’Africa esce dalla CPI

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ETIOPIA – Addis Abeba 03/02/2016. I paesi membri dell’Ua stanno preparando una tabella di marcia che dovrebbe portare al ritiro dei paesi africani dalla Corte Penale Internazionale istituita il 17 luglio 1998 con la firma dello Statuto di Roma.

La proposta per il ritiro dei paesi africani dalla Corte penale internazionale, fatta dal presidente del Kenya Uhuru Kenyatta, è stata adottata al termine del vertice dell’Unione africana del 31 gennaio ad Addis Abeba, riporta il giornale marocchino la-kabylie.com. «Il fatto è che il Cpi insiste molto sull’Africa, sui leader africani, tra cui capi di Stato in carica, mentre in altre parti del mondo, molte cose stanno accadendo, molte flagranti violazioni dei diritti umani, ma a nessuno importa», ha detto il presidente ciadiano Idriss Deby. Ad oggi, infatti, la Corte penale internazionale ha giudicato e sta giudicando molti politici africani. Il settantenne Laurent Gbagbo, ex presidente della Repubblica della Costa d’Avorio, è il primo ex capo di Stato a comparire davanti alla Cpi per i crimini commessi durante la crisi post-elettorale del 2010-2011, che ha ucciso più di 3.000 persone. Il suo braccio destro, Charles Ble Goude, accusato degli stessi reati, e poi dichiarato non colpevole, ha sostenuto di non riconoscere le accuse contro di lui mossegli da parte del procuratore Fatou Bensouda. «Ecco perché abbiamo deciso di armonizzare la nostra posizione fino a quando il Cpi non comprenderà l’importanza della posizione africana su questo tema», ha aggiunto Deby. Il Cpi ha fatto cadere le accuse contro Uhuru Kenyatta e il suo vice William Ruto, sospettati di essere dietro alle violenze successive alle elezioni generali del 2007 in Kenya.