Un nuovo asse energetico per l’Europa

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RUSSIA – Mosca 30/05/2015. L’Europa energivora cerca nuove fonti di approvvigionamento.

Sempre più paesi sono interessati a prendere parte al nuovo grande progetto di infrastrutture energetiche e il Turkish Stream potrebbe diventare la spina dorsale di un sistema di approvvigionamento di gas nella regione. L’inviato russo all’Ue, Vladimir Chizhov, ha detto: «Il Turkish Stream ha buone possibilità di diventare la base della fornitura di energia, non solo nei Balcani, ma in tutta l’Europa del sud».

Al momento, Mosca e Atene stanno discutendo i dettagli della costruzione del segmento greco del gasdotto, che passerà dal confine greco-turco attraverso la Macedonia. Il 27 maggio, il primo ministro macedone Nikola Gruevski ha affermato che il paese parteciperà al progetto non appena la Russia e l’Unione europea a raggiungeranno un accordo sulla questione: «Dal momento che il paese intende aderire all’Unione europea (…) Skopje, nonché Belgrado devono prendere in considerazione la posizione di Bruxelles “sulla questione (…) Non c’è nulla di sorprendente o tragico a riguardo».
L’inviato della Russia presso l’Ue ha spiegato che tutti i progetti infrastrutturali energetici hanno diversi componenti chiave per avere successo: gas, denaro e volontà politica di tutti i partecipanti: «A volte è difficile assemblare tutte le componenti», ha detto. Turkish Stream servirà come alternativa al South Stream; è impostato per avere una capacità annua di 63 miliardi di metri cubi di gas, di cui 14 miliardi andranno alla Turchia, il resto pompato verso un hub sul confine turco-greco per i clienti europei.
La costruzione del primo segmento dovrebbe iniziare a giugno 2015, secondo Gazprom; anglicizzai di meglio, l’ad di Gazprom, Alexei Miller, aveva detto che Turkish Stream sarebbe operativo a dicembre 2016.
Ad aprile, il ministro dell’Energia russo Alexander Novak aveva detto che questo gasdotto poteva essere esteso all’Austria attraverso Grecia, Macedonia, Serbia e Ungheria.
Il progetto estremamente ambizioso si intreccia con dinamiche geopolitiche di ampio riespiro: «Gli Usa hanno paura di perdere il controllo sulla Europa e temono la cooperazione tra Europa e Russia (…) Qualsiasi progetto di rendere l’Europa autosufficiente a lungo termine, sicura e indipendente, come il South Stream, o di qualsiasi altro, viene visto da Washington in contrasto con i suoi interessi geostrategici e quindi gli Stati Uniti stanno cercando di fermarlo con ogni mezzo», aveva detto all’agenzia Sputnik, a metà maggio, Zivadin Jovanovic, diplomatico serbo ed ex ministro degli Affari Esteri della Jugoslavia, nonché presidente del Forum di Belgrado per un Mondo di Eguali.