La Polizia Morale turca

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TURCHIA – Ankara 07/11/2013. L’idea di costituire di una sorta di “polizia della moralità” su modello saudita (o sciita iraniano) è venuta fuori proprio dal primo ministro Recep Tayyip Erdogan alla fine di ottobre.

Secondo i media turchi, riporta al Monitor, Erdogan ha definito come «inaccettabile» il fatto che gli studenti universitari, ragazzi e ragazze, si dividano gli appartamenti nella provincia occidentale di Denizli a causa della carenza di alloggi. «Gli studenti, ragazzi e ragazze, vivono insieme negli stessi spazi, perché i dormitori sono insufficienti. Ciò è incompatibile con la nostra natura democratica e conservatrice. L’ho visto a Denizli. Ho incaricato il governatore di risolvere la cosa. Tutto ciò che è necessario, sarà fatto» avrebbe detto Erdogan, parole poi smentite dal vice primo ministro Bulent Arinc e dal suo principale consigliere Yalcin Akdogan. Le polemiche sono riaccese quando lo stesso Erdogan ha confermato le sue parole: «Non sono una persona che nega ciò che ha detto. Non siamo riusciti a soddisfare la domanda di dormitori in alcuni luoghi, fatto che ha portato a problemi relativi agli alloggi in case private. Le nostre forze di sicurezza stanno raccogliendo informazioni in merito, i nostri governanti stanno prendendo provvedimenti. La situazione in quegli appartamenti è stata segnalata dai vicini. Non si sa che cosa stia succedendo lì dentro. I genitori richiedono il nostro intervento. Noi dobbiamo dimostrare che lo stato c’è».

Erdogan non si è fermato lì e ha indicato esplicitamente quale azione potrebbe prendere lo stato: «I governatori ne hanno autorità e noi vogliamo essere più attivi sul tema. Se necessario, potremmo anche pensare ad una disposizione legislativa». 

Il governo dell’Akp ha effettivamente fatto uno sforzo particolare recentemente per separare i dormitori universitari maschili e femminili che non dovranno essere limitrofi. Le osservazioni di Erdogan, tuttavia, indicano che il governo intende impedire la promiscuità tra studenti e studentesse anche in altri ambienti, anche se il cammino sembra irto di difficoltà vista la esplicita tutela della “privacy” nella costituzione turca (art. 20) con tutte le tutele presenti a cascata nei codici, civile e penale, dello stato. Oltre alla garanzia costituzionale della privacy, la Turchia è firmataria della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e il Patto internazionale delle Nazioni Unite sui diritti civili e politici e l’articolo 90 della Costituzione turca prevede che, nel caso di un conflitto tra gli accordi internazionali e le leggi nazionali su questioni relative a diritti e libertà fondamentali, prevalgono le disposizioni degli accordi internazionali. Poco dopo le precisazioni di Erdogan, il governatore di Adana, la quarta più grande provincia della Turchia, ha dichiarato che le parole del premier sono pari a un ordine e che avrebbe preso le misure necessarie per la protezione della gioventù. Non c’è dubbio che le parole di Erdogan aumenteranno notevolmente la pressione sociale sulle persone con uno stile di vita laico con sedicenti “custodi della moralità” di quartieri e condomini che si sentono ora incoraggiati a segnalare le coppie di fatto o uomini e donne che condividono gli appartamenti, assumendo il ruolo di “polizia morale”. 

Sembra che l’Akp non abbia appieno compreso il messaggio lanciato dalle rivolte di giugno, tra i cui slogan più popolari c’era: “Giù le mani dalla mia vita privata!”.