TURCHIA. Lo stato d’emergenza fa bene all’economia

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Erdogan afferma che le stato di emergenza fa bene anche all’economia, oltre che bloccare il terrorismo: «Le imprese dovrebbero accogliere con favore lo stato di emergenza della Turchia, perché protegge dal terrorismo e impedisce ai lavoratori di scioperare», ha detto la scorsa settimana il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. La scorsa settimana il Parlamento di Ankara ha votato per prorogare di altri tre mesi lo stato di emergenza, introdotto a seguito del fallimento del colpo di Stato nel luglio 2016. Si tratta della settima estensione dello stato di emergenza, che consente a Erdogan e al governo di aggirare il parlamento nell’approvazione di nuove leggi e di sospendere diritti e libertà.

Le estensioni sono state aspramente criticate dai gruppi per i diritti umani e dagli alleati occidentali della Turchia. Il principale gruppo imprenditoriale del paese, Tusiad, aveva rinnovato il suo appello per una rapida fine dello stato di emergenza: «Lo stato di emergenza non riguarda solo i terroristi. Ora occorre prevenire gli scioperi nel settore del lavoro, come lo sciopero di Bursa, che abbiamo fermato subito. È una lotta contro il terrorismo», ha detto Erdogan in un discorso alla Deik che rappresenta il settore privato turco all’estero: «Quando i nostri uomini d’affari dicono che lo stato di emergenza dovrebbe essere revocato, ci sconvolge (…) Continueremo a prorogarlo per la pace del nostro paese, sì, lo faremo, per la decima volta se necessario».

All’inizio di quest’anno le autorità turche hanno impedito ai lavoratori della città nordoccidentale di Bursa, sede dell’industria automobilistica e centro della produzione tessile, di scioperare. In caso di stato di emergenza, gli scioperi, le proteste e le manifestazioni di disobbedienza civile possono essere proibite per motivi di sicurezza.

Erdogan ha fissato elezioni presidenziali e parlamentari per giugno, anticipandole di oltre un anno con una mossa sconvolgente che potrebbe aver lasciato l’opposizione impreparata a sfidarlo in modo credibile. Gli Stati Uniti hanno già espresso preoccupazione per la capacità della Turchia di tenere elezioni libere ed eque in condizioni di emergenza, osservazioni che Ankara ha respinto. Il mese scorso le Nazioni Unite hanno chiesto di porre fine allo stato di emergenza, affermando che ha portato a violazioni “gravi e massicce” dei diritti umani nel sud-est della Turchia.

La Turchia ha denunciato la relazione perché piena di accuse infondate: Ankara afferma che le sue misure sono necessarie, data la gravità delle minacce alla sicurezza che deve affrontare. Va ricordato che più di 160 mila persone sono state arrestate dopo il fallito colpo di Stato e un numero simile di funzionari pubblici è stato licenziato, numerosi mezzi di comunicazione sono stati chiusi e giornalisti e attivisti sono stati arrestati con l’accusa di essere collegati al golpe o al terrorismo curdo.

Graziella Giangiulio