TURCHIA. Lira: foglia di fico per gli USA

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Continua la guerra commerciale di Donald Trump contro il resto del mondo: in questo momento nel mirino, dopo la Cina e l’Iran, c’è la Turchia.  

È bastato un solo tweet di Trump per affossare la lira turca. Il presidente statunitense ha asserito di aver raddoppiato i dazi doganali su acciaio e alluminio e poi si è vantato della forza del dollaro rispetto alla lira che sta bruscamente scendendo. Recep Tayyip Erdogan, appena la lira è crollata, è sceso in campo parlando di “trama valutaria” e contro Trump ha detto: «Pensano di poter distruggere la Turchia». Sui mercati si è scatenato il panico e a quel punto le speculazioni sono state gioco facile. Nella giornata di venerdì la lira turca è scesa ai minimi storici valendo circa 16 centesimi, mentre il dollaro veniva valutato 6,43 lire nella giornata di sabato, dopo aver perso circa il 40 per cento su base annua. 

Trump, detto anche in altre parole, punisce la Turchia per il suo avvicinamento all’Iran. Non a caso proprio l’Iran, per difendere la Turchia, ha detto di essere pronto alla III Guerra mondiale. Trump sta usando la guerra dei dazi per minare le alleanze, nuove, tra paesi storicamente invisi agli USA come Cina, Iran, Russia, cui si è aggiunto l’alleato, oggi recalcitrante, Turchia. Erdogan, inoltre, ha ancora in custodia il pastore Andrew Brunson, arrestato con l’accusa di terrorismo nonostante l’insistenza degli Stati Uniti sulla sua innocenza. 

Guerra economica e disarmonia politica tra USA e Turchia vanno avanti su binari paralleli e alla fine qualcuno dovrà cedere. Erdogan comunque si doveva aspettare la mossa dei dazi di Trump. Nonostante l’invito USA a smettere di commerciare con l’Iran, Ankara aveva proseguito il suo idillio economico-sociale-militare con Teheran. Iran, che per voce del ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif, ha dichiarato: «Il trionfo di Trump nell’infliggere le difficoltà economiche sul suo alleato NATO, la Turchia, è vergognoso». Ma c’è chi dice che in realtà il tracollo della lira era solo questione di tempo. Il male ha radici lontane. 

È infatti il sistema finanziario globale che è malato, la stessa malattia non curata che lo ha contagiato nel 2008 e la Turchia non fa eccezioni. L’azione di mercato del giorno ha mostrato che quando il mercato ha paura, gli investitori si rivolgono ancora al dollaro USA e ai Treasury statunitensi. L’indice del dollaro, che misura la forza del biglietto verde contro un gruppo di sei valute principali, è salito di circa l’1% al livello più alto da luglio 2017. I prezzi sul benchmark US Treasury 10 anni sono saliti, con il rendimento scende al livello più basso dal 20 luglio. 

Il selloff valutario potrebbe anche avere un impatto sui mercati finanziari globali vista l’esposizione di alcune delle maggiori banche europee al debito turco. Il monitor delle banche della Banca Centrale Europea si dice preoccupato per l’esposizione di alcuni dei maggiori finanziatori della zona euro in Turchia, tra cui BBVA, UniCredit e BNP Paribas, e ha iniziato a guardare più da vicino a quel rapporto, secondo quanto riportato dal Financial Times.

Graziella Giangiulio